14 maggio 2009

La sostenibile leggerezza del post-biologico

Siete sicuri di essere davvero per lo sviluppo sostenibile? Fino a che punto vi spingereste per ottenerlo? A volte prendiamo delle decisioni senza considerare quali ne siano le logiche, utlime, conseguenze, spesso perche' il nostro orizzonte temporale e' limitato. L'orizzonte temporale di Anders Sandberg, invece, sembra non avere limiti e la sua esplorazione di alcuni scenari (A *really* green and sustainable humanity) potrebbe sorprendervi.

La sua prima, ironica, riflessione e' che si potrebbe sterminare Homo sapiens, problemi etici a parte, e risolvere il problema alla radice... Ma poi chi difenderebbe il pianeta, per esempio, dall'impatto di asteroidi? Certo, anche Homo sapiens, oggi come oggi, non sta facendo molto al proposito, ma almeno ci stiamo muovendo in quella direzione. La seconda, fondamentale, riflessione e' che di solito si mette troppa enfasi su quanti siamo, sul pianeta, sottovalutando il livello tecnologico raggiunto: secondo alcune stime sarebbero necessari 85 pianeti Terra per sostenere la popolazione attuale se adottassimo in massa uno stile di vita da cacciatori-raccoglitori; o sei Terre se tornassimo all'agricoltura biologica degli anni '50... Un'altra strategia potrebbe essere quella di consumare meno risorse, tramite un approccio un tantino piu' radicale del riciclaggio: dato che la fisiologia umana e' malleabile (con gli strumenti adatti), potremmo immaginare un mondo di esseri umani di dimensioni sostanzialmente ridotte (a quanto pare Sandberg sta preparando ad un paper al proposito).

Se vogliamo confrontarci seriamente con il problema della sostenibilita', l'unico approccio che potrebbe permettere di ridurre il nostro impatto sul pianeta di vari ordini di magnitudine non e' quello post-industriale, ma quello post-biologico. La visione della sostenibilita' di Sandberg e' da quarto livello di future shock. Essa include un mind uploading di massa che risulterebbe nel trasloco della popolazione mondiale dal mondo "reale" al mondo "virtuale" (ma tali distinzioni non vorrebbero piu' dire gran che'), dal quale uscire solo occasionalmente tramite robot o androidi. Devo dire, pero', che Sandberg non spiega come convincere qualche miliardo di individui a prender parte in un esercizio del genere. O come rassicurare chi non sia convinto che la "persona" che si ritrovera' in questo mondo virtuale sia la stessa che e' stata "copiata" dal mondo reale - vedi: Coscienza soggettiva. Ma lasciamo questi problemi al futuro: dopotutto, quello di Sandberg e' un Gedankenexperiment...

Che fabbisogni avrebbe una societa' del genere dal punto di vista energetico? Dopo una lunga serie di calcoli, Sandberg conclude che il sistema piu' efficiente dal punto di vista energetico sarebbe un sistema basato sul reversible computing (o non-destructive computing), ma persino tale approccio, che evitererebbe in principio di dissipare energia, avrebbe pur sempre dei fabbisogni energetici (dovuti alla correzione di errori ed all'interazione col mondo esterno). La stima di Sandberg e' che un singolo essere umano potrebbe essere emulato con consumi energetici pari a circa il 20% di quelli necessari per un comune lettore di dischi ottici... Anche aggiugendo il costo della produzione dell'hardware necessario e dei sistemi di raffreddamento, una societa' postumana e postbiologica di questo tipo avrebbe consumi estremamente bassi. Che dimensioni dovrebbe avere l'hardware in questione per poter sostenere i 6,7 miliardi di esseri umani oggi sul pianeta? Basterebbe un cubo di 1885 metri di lato. Al momento il grattacielo piu' alto al mondo raggiunge solo i 509 m (il Taipei 101: Wikipedia), ma il problema principale sarebbe quello della sicurezza: un sistema distribuito sarebbe piu' resistente ad attacchi o incidenti. Immaginate delle strutture di dimensioni molto piu' ridotte e piu' vicine alle fonti energetiche. Una diga idroelettrica, o un chilometro quadrato di pannelli solari (efficenti al 20%), potrebbero sostenere fino a un milione e mezzo di persone. Un'area di 100 chilometri quadrati di pannelli solari potrebbe essere sufficiente per l'intera, futura, postumanita'. A quel punto, nutrendoci di energia solare, potremmo dire di essere diventati piante...

Il costo di una metamorfosi simile sarebbe incalcolabile, ma abbiamo gia' costruito altri incredibilmente costosi ed enormi sistemi, un pezzo alla volta (internet collega piu' di un miliardo di computer e potrebbe essere stimato a qualche trilione di dollari, prendendo in considerazione solo l'hardware). Inoltre, tutto cio' che servirebbe all'impresa (computer piu' potenti, robot migliori, una piu' approfondita comprensione del funzionamento del cervello umano) ha anche moltissime altre applicazioni, oltre all'aprire la porta ad un futuro post-biologico, e non senza incentivi economici. E quando l'emulazione del cervello umano (anche conosciuta come mind uploading) diverra' realta', sembra logico aspettarsi una rapida crescita economica che facilitera' il finanziamento di un progetto simile (ma esistera' anche il rischio di un'esplosione demografica di emulazioni). Secondo Sandberg, questo scenario sara' estremamente attraente: se non bastassero la prospettiva dell'immortalita' cibernetica e il fatto che un upload, o emulazione, potrebbe scegliere qualsiasi stile di vita possibile/desiderabile, c'e' anche il fatto che tutto cio' sarebbe ecologicamente corretto...

I nostri discendenti (o noi stessi se longevismo e/o crionica funzioneranno) dovranno un giorno decidere quale strada prendere: potrebbero decidere di restare biologici e di trasformare il pianeta in una sfera di Dyson, ma sul lungo termine (estremamente lungo) Sandberg dubita che una societa' postumana biologica, con tutti i suoi fabbisogni energetici e materiali, possa continuare a funzionare senza sottoporsi all'autorita' di un singleton. Gli istinti libertari di Sandberg gli fanno sospettare che esso sarebbe un'entita' autoritaria e cita 1984 di Orwell come possibile esempio... Tutto cio' lo porta a ritenere che l'opzione postbiologica sia quella con piu' probabilita' di garantire la continua esistenza di liberta' e diversita'.

Allora, siete ancora sicuri di essere per lo sviluppo sostenibile?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Molto interessante, grazie

Luca C.