23 aprile 2009

The Unincorporated Man

Un nuovo romanzo di fantascienza tocca il tema della crionica. Dal sito del libro: "Un brillante imprenditore, Justin Cord, si sveglia da una sospensione crionica di 300 anni e si ritrova in un mondo che ha adottato una forma estrema di capitalismo. E' un mondo in cui ogni essere umano e' registrato come Società per azioni e in cui la maggior parte degli individui non e' piu' proprietaria della maggior parte di se'. Justin Cord e' l'ultimo uomo libero: non e' proprieta' di nessuno e non possiede nessuno." Mi sembra di capire che la crionica, nel romanzo, sia semplicemente uno strumento sfruttato dagli autori (i fratelli Dani e Eytan Kollin) per portarci qualche centinaio d'anni nel futuro. Non che cio' sia un male, anzi, ovviamente da' un'immagine positiva della crionica, ma oltre a questo non penso che i crionicisti vi troveranno molto altro di interessante, sul tema. Crionica a parte, questa breve introduzione sembra suggerire un certo anticapitalismo di maniera, ma una recensione su Io9 rivela invece che si tratta di un qualcosa di piu' complesso, descrivendo The Unincorporated Man come un insieme di filosofia heinleniana ed avventure alla Buck Rogers e come "libertarianismo alla Heinlein per un mondo post-cyberpunk in cui lo Stato e' composto da corporazioni invece che da un governo." Il nostro eroe, Justin Cord, e' descritto come un individualista e un imprenditore di successo che si risveglia in una societa' senza guerre e senza disoccupazione, una societa' in cui i viaggi spaziali sono la norma, così come le macchine volanti. Il problema? Ogni persona nel sistema solare e' registrata, alla nascita, come Società per azioni e deve poi vendere le proprie azioni per ottenere un'educazione, un lavoro, etc. In questa societa', e' raro che qualcuno possieda la maggioranza delle proprie azioni e, di conseguenza, e' normale che gli "investitori" controllino la vita di un individuo. Questa idea centrale del romanzo e' esplorata con molti esempi, come quello dei genitori di un neonato, i quali ricevono automaticamente il 20% delle sue azioni. Se lo cresceranno bene e diverra' un adulto produttivo e di successo, avranno un buon profitto sul loro "investimento". Justin Cord vede tutto cio' come una forma di schiaveria e la trama del libro si incentra sui suoi tentativi di distruggere tale sistema, ma per la societa' del futuro questo e' il sistema ideale per trasformare il naturale egoismo umano in una specie di altruismo: dato che tutti posseggono le azioni di qualcun'altro, tutti hanno interesse nel successo di qualcuno oltre a se stessi. Secondo la recensione di Io9, gli autori non spiegano mai a fondo perche' Cord sia visceralmente opposto a tale sistema, un'opposizione che sembra in contraddizione con il suo carattere e la sua storia personale. Un'altra contraddizione e' il supporto di Cord per un sistema di tassazione da lui ideato (il recensore non da' ulteriori dettagli, ma descrive l'idea come "brillante"), in un romanzo sostanzialmente conservatore e a volte libertarian (e che ci si potrebbe quindi aspettare fosse generalmente anti-tasse). L'esplorazione delle conseguenze di un modello di societa' di questo tipo e' il punto di forza del libro, ma, sempre secondo la recensione, le molte sottotrame sono deludenti e i caratteri sono bidimensionali tanto quelli di Buck Rogers (per tornare alla descrizione iniziale). Per non parlare del fatto che tutti i "cattivi" sembrano avere nomi ispanici o asiatici e per una certa tendenza al sessismo. Insomma, l'impressione e' di un romanzo complesso ed intrigante anche se tutt'altro che perfetto, ma non si sottovalutino i commenti positivi di altri autori di fantascienza quali Gregory Benford e Robert J. Sawyer, o il fatto che questa opera prima sia valsa agli autori un contratto per altri due libri con un rispettabilissimo editore di fantascienza quale la Tor Books.

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