12 marzo 2009

Perche' ritengo che transumanesimo e religione dovranno trovare un modus vivendi

Mi trovo spesso in disaccordo con i transumanisti laicisti, quando si parla del rapporto fra religione e transumanesimo. Piu' precisamente: quando si discute di quale sia la strategia migliore per infettare con memi transumanisti un grande pubblico in buona parte religioso. Vediamo se riesco a chiarire la mia posizione, una volta per tutte.

Il problema e' che il sottoscritto sospetta che sara' inevitabile trovare un modus vivendi fra questi due complessi memetici. Anzi, scommetterei che esso emergera' da se' (per nostra fortuna) e che solo alcune piccole frange del fondamentalismo religioso rifiuteranno gli interventi bio-nano-tecnologici per il potenziamento umano previsti dai transumanisti (e non solo da loro). Ma tutto cio' mi mette in una ben strana posizione, essendo io ateo dall'adolescenza. Da una parte rischio di essere caricaturato come ateo-devoto, dall'altra, mi mancano le caratteristiche necessarie a fare da ponte fra transumanisti e credenti (religiosita' e conoscenza approfondita della cultura delle persone di fede). Mi consola il fatto di non essere solo: la World Transhumanist Association/Humanity+ ha lanciato piu' di un'iniziativa in questo senso ed esistono molti gruppi di transumanisti religiosi (per informazioni, cerca nella categoria Transumanesimo e religione). Alcuni transumanisti sembrano invece sperare che la perdita di pubblico (chiamiamola così) delle chiese cristiane in Europa negli ultimi decenni sia destinata a continuare, rendendo infine superflui tali sforzi. Se questo fosse l'ovvio futuro dell'Europa, il proporre il transumanesimo come alternativa alla religione avrebbe senso, ma questa e' una conclusione tutt'altro che scontata. Il fatto e' che l'Europa sembra essere l'eccezione, non la regola, e nulla garantisce che il trend europeo degli ultimi 40 anni non sia anch'esso un'eccezione. Inoltre, sempre piu' studi puntano ad un'influenza biologica sulla religiosita', il che non puo' che sottolineare l'importanza del dialogo. Qualche esempio recente:

Secondo alcuni esperimenti psicologici, gli esseri umani sono proni a credere al creazionismo e, piu' in generale, all'esistenza di uno scopo ultimo per i fenomeni osservati (credenza finalistica). E cio' indipendentemente dal fatto che i soggetti testati siano religiosi, o meno. Secondo un ricercatore della Yale University, "i creazionisti hanno un vantaggio, perche' [il creazionismo] combacia con le nostre tendenze naturali". Leggi tutto, su New Scientist: Humans may be primed to believe in creation. Beyond Human se n'e' occupato piu' in profondita', qui.

Un recentissimo studio ha dimostrato come la fede religiosa riduca stress e ansieta'. I ricercatori hanno identificato delle differenze nei livelli di attivita' della corteccia cingulata anteriore di credenti e non-credenti. Nei credenti questa parte del cervello e' meno attiva di quanto lo sia nei non-credenti. Questa ipoattivita' causa meno stress in situazioni di incertezza e, come rilevato nell'esperimento, quando i soggetti commettono un errore. Potremmo dire che essa da' "fede" in se stessi... (I ricercatori hanno comunque fatto notare che l'ansieta' non e' sempre e solo negativa: se commettiamo errori senza provare ansieta', quale incentivo abbiamo ad evitare di ripetere all'infinito gli stessi errori?) Leggi tutto, su PhysOrg: Researchers find brain differences between believers and non-believers.

E come non bastasse, ecco un ultimo fatto su cui riflettere...

I credenti hanno piu' figli dei non-credenti. I mormoni sono un'ottimo esempio: nel 1830 erano, letteralmente, in sei. Oggi sono piu' di tredici milioni e, in America, stanno per superare gli ebrei. Sono cresciuti del 40% per decennio, in media, e le donne mormoni hanno, sempre in media, tre volte piu' figli delle donne ebree, il che spiega quanto sopra. Sempre a proposito di ebrei, questa volta ultraortodossi: in Israele essi tendono ad avere molti piu' figli dell'israeliano medio ed entro il 2025 si stima che un quarto della popolazione under 17 verra' da famiglie ultraortodosse (con relative conseguenze socio-politiche). Per non parlare dei cristiani evangelici americani che si riproducono piu' rapidamente degli altri protestanti USA. Infine: molti demografi ritengono che l'Europa occidentale diventera' piu' religiosa, nel corso del 21mo secolo, come diretta conseguenza della minore fertilita' dei non-credenti rispetto a quella degli immigrati da paesi a piu' alta religiosita'. Leggi tutto, su Intelligent Life: Faith equals fertility

3 commenti:

laicista ha detto...

Come al solito, non digeriranno bene la novità e faranno un po' di strepito; ma una volta che si sarà dimostrata efficace e si sarà affermata socialmente, si accomoderanno, come sempre.

Il rischio, piuttosto, è quello di vedere i memi religiosi impadronirsi delle acquisizioni transumanistiche; quale terreno potrebbe essere loro più fertile?
Da un lato, renderà la cosa più comprensibile alle menti più semplici; dall'altro: quando la tecnologia diventa magia, i ciarlatani trovano pane per i loro denti e alimento per le loro saccocce.

“ Timeo Danaos et dona ferentes ”

fabristol ha detto...

L'ultima tua considerazione mi fa pensare ad un'evenutalità che molti di noi (trasnumanisti religiosi e non) spesso rigettiamo: la filiazione come mezzo per ottenere i nostri scopi.
Le religioni per aumentare la quantità di individui infettati puntano sulla filiazione. Ed in questo rappresentano un perfetto esempio di popolazione vincente dal punto di vista adattativo. Hanno capito che più si fanno figli più si ha peso in futuro. Questo discorso non viene mai fatto dai liberi pensatori, che anzi spesso tendono ad essere ultralibertini, non sposati, senza figli ecc.
Non sarà il caso di filiare? Altrimenti siamo condannati all'oblio della minoranza.

Giacomo ha detto...

Da credente transumanista, quale mi ritengo, non mi preoccupa tanto/troppo l'influenza della religione ufficiale, ma le sacche di ignoranza che un determinato estremismo religioso può creare.
Già oggi ne abbiamo un esempio ad un livello molto basilare: alcuni credo religiosi rifiutano le trasfusioni di sangue per motivi di fede.

Alcuni parlano di flussi migratori da parte dei paesi meno acculturati e più religiosi: anche questo, a mio parere, è un pericolo relativo. Nel medio-lungo termine questo rischio si riduce, in quanto chi si integra in un sistema sociale ne abbraccia i vantaggi, mentre chi è già in un sistema sociale scolarizzato e con diffusione massiva della cultura...non abbandona di certo prospettive quali allungamento della vita o nuova alessandria (o atene).

Il rischio maggiore, a mio parere, più che di una società ancorata alla superstizione a causa del blocco religioso, o di una maggioranza religiosa, è quello della creazione (o dell'ampliamento) del divario esistente tra chi ha i mezzi per vedere oltre e chi non li ha.
Io vedo una forbice larga tra una parte della società che ha la cultura e i mezzi per accedere a determinate tecnologie. Questa prima parte della società non è necessariamente atea, ma ha sicuramente un concetto di religione non superstizioso.
E poi vedo un'altra parte della società che, non avendo i mezzi (tra cui la cultura), per arrivare alle tecnologie transumaniste, le rifiuta per rifugiarsi in estremismi religiosi.