30 marzo 2009

Il cyborg e' ateo

Sottotitolo: al giorno d'oggi, bisogna stare attenti a cosa si crede. Potrebbe ucciderci, o potrebbe salvarci la vita.

Spesso mi occupo del rapporto fra transumanesimo e religione. Oggi invece mi soffermo sul rapporto fra transumanesimo ed ateismo. Sia teismo che ateismo offrono risposte, per quanto diverse, alle "grandi" domande della vita. Ma mentre il teismo offre un'oppurtunita' di salvazione (per quanto metafisica e discutibile), l'ateismo non offre nulla in quella direzione, a parte, come ho gia' discusso, "uno stoicismo o un edonismo entrambi sterili, o un umanesimo meritevole, ma anch'esso colpevole di ignorare il problema-morte". In tempi passati, entrambe queste strategie di gestione del terrore esistenziale avevano un senso. Alcuni avrebbero preferito l'una, alcuni l'altra, ma alla fin della fiera tutti si sarebbero dovuti confrontare con il proprio oblio personale armati di quanto offerto dalle rispettive filosofie: la speranza di una vita a venire per i credenti, nient'altro che lo stoicismo per gli atei. Entrambi approcci perdenti, visto l'identico risultato. Ma se cio' offriva conforto, perche' no? Quali sarebbero state le alternative? Anche oggi, ovviamente, siamo tutt'altro che immortali, ma c'e' una differenza. Oggi assistiamo a sviluppi che promettono soluzioni radicali al problema-morte. In questo nuovo scenario, sia le religioni che l'ateismo "classico" sono risposte incomplete e in quanto tali pericolose e non etiche se non includono al loro interno quei concetti transumanisti e immortalisti che affermano l'eticita' degli interventi tecnologici tesi a renderci piu' che umani, a partire dall'estensione radicale della speranza di vita. Perche' addirittura pericolose e non etiche? E perche' muovo le stesse accuse a due "fedi", a due "filosofie" opposte? Perche' un cattolico che rigettasse la crionica come "ambulanza" verso il futuro per motivi religiosi, perderebbe la propria vita esattamente come un ateo che facesse la stessa scelta per altri motivi (ammesso, ovviamente, che un giorno la rianimazione di un "paziente" criopreservato divenga una realta'). Perche' un ateo che rifiutasse le terapie longeviste del 2025 (per dire!) in nome di un umanesimo erroneamente preoccupato per la sovrappopolazione, per esempio, perderebbe la propria vita esattamente come un cattolico che facesse la stessa scelta, ma per motivi religiosi.

In nuce: dal punto di vista della sopravvivenza personale, un ateismo privo dell'anelito al postumano e' tanto perdente quanto una qualsiasi religione. Solo un ateismo transumanista che abbracci le tecnologie emergenti e le loro promesse di tecnosalvazione risolve questa contraddizione.
E' facile, per noi atei, compatire un Testimone di Geova che rifiuta una trasfusione per motivi religiosi e che perde la vita per quello che potremmo descrivere come un'eccesso di fede. Ma in quest'era di progresso in continua accelerazione, potremmo dire che un ateo che non accetti la scommessa razionale della crionica, perdera' la vita a causa di una carenza di "fede" (nel progresso scientifico). E forse e' proprio qui il problema. Come mai, mentre la maggioranza dei transumanisti e' atea, non si puo' certo dire che la maggioranza degli atei sia transumanista? Sospetto che se si comincia a "promettere" la vita eterna, o anche solo a parlare della possibilita' di aspettative di vita radicalmente allungate, o di semi-immortalita', inevitabilmente si fa leva sulla speranza, dato che le tecnologie necessarie sono ancora in fase di sviluppo. E questo non piace a chi ha gia' in passato rigettato la speranza (di una salvazione metafisica), accettando, così facendo, l'inevitabilita' della propria fine...

3 commenti:

Cesare ha detto...

Personalmente sono transumanista ed anche credente. Dio si manifesta in noi stessi, nella nostra intelligenza, e il percorso evolutivo/tecnologico potrebbe appunto far parte del piano divino. Forse Dio vuole che noi stessi lo avviciniamo costruendoci da noi stessi gli strumenti? Insomma, Dio come scienziato che ci ha dato la vita affinche' ne scoprissimo i meccanismi di funzionamento. Forse proprio perche' noi stessi lo aiutiamo a conoscere/conoscersi/manifestarsi ancor meglio.

Ugo Spezza ha detto...

Alcuni dicono che il transumanesimo è una religione esso stesso.

Io credo che ciò non corrisponda al vero; il transumanesimo è una filosofia, una filosofia basata sulla scienza pura. Una filosofia che abbraccia la scienza come unica e ultima possibilità di vivere una vita migliore, di migliorare la qualità della vita, di allungare la vita e di tentare di pensare (perchè di un tentativo si tratta...) che la scienza e l'evoluzione tecnologica potrà evolvere fino al punto da donarci una via d'uscita dalle malattie, dalla sofferenza, e persino dalla tragedia della vecchiaia; per raggiungere quello che il compianto Arthur C. Clark definiva nei suoi racconti di fantascienza "L'immortalità elettronica".

Tale filosofia può sembrare utopistica oggi, però solo 30 anni fa chi avrebbe mai potuto immaginare che un computer avrebbe battuto un campione mondiale di scacchi o che avremmo potuto comunicare e vedere la Tv attraverso un videotelefono come accadeva allora solo nella fantascienza di "Spazio 1999" ?

Ugo Spezza

Gianluca Riccio [futuroprossimo] ha detto...

Attenzione a considerare questi fenomeni dal punto di vista di un religioso, dal punto di vista di un ateo ma anche dal punto di vista di uno spiritualista.

Il tuo discrimine, caro David, è nel perdere o meno la vita, "a prescindere", come diceva Totò, dal suo valore e dalla sua dignità.

Piergiorgio Welby, tanto per fare un nome, era ateo o religioso? E chi voleva tenerlo in vita ad libitum sperando magari in un portento scientifico che lo salvasse prima o poi?


Come sempre (e qui giù la mia ennesima ovvietà) la vita è importante, ma anche il modo di viverla: e proprio su questo discrimine si gioca la partita del transumanesimo.

Bellissimo post!