26 febbraio 2009

I diritti di Homo neanderthalensis

Una volta tanto mi trovo in disaccordo con Ronald Bailey (Neanderthal Rights). Non capisco quale diritto avremmo di clonare un uomo di Neardertal. Senza dubbio sarebbe un esperimento affascinante, dal punto di vista scientifico, ma non stiamo parlando di una mucca, stiamo parlando di un essere senziente. Una prima bozza del genoma nearderthaliano e' gia' stata completata e secondo alcuni ricercatori la clonazione sarebbe fattibile, ma sospetto che nessun gruppo di ricerca o universita', una volta considerate le implicazioni etiche (per non parlare di quelle legali!) otterrebbe il via libera a un progetto del genere. Ciononostante, non credo che quanto segue siano solo oziose riflessioni di fantabioetica, in quanto sollevano una serie di importanti questioni di particolare rilevanza per chi veda all'orizzonte un futuro postumano.

Sembrera' strano, ma ho meno problemi con la clonazione di Homo sapiens di quanti ne abbia con quella di Homo nearderthaliensis: se sara' dimostrato che la clonazione umana risulta in individui sani e se i genitori del clone in questione si renderanno conto che si tratta di un individuo unico nonostante il suo Dna sia un "doppione", non vedo insormontabili problemi etici. E allora perche' non riportare in vita dei nostri cugini la cui estinzione, fra l'altro, potrebbe essere stata colpa dei nosti antenati? La risposta mi sembra annidarsi in alcune domande poste dallo stesso Bailey nel suo articolo:

"...se riportassimo in vita i Neanderthal per poi scoprire che le loro
capacita' intellettuali sono talmente dissimili dalle nostre dal renderli
incapaci di adattarsi alla vita moderna? Dovremmo controllarne la riproduzione,
in modo di evitare che si estinguano di nuovo? [...] O forse potrebbero essere
messi in riserve nelle quali continuare a svilupparsi senza ulteriori
interferenze da parte degli uomini moderni. Sarebbe l'equivalente di metterli in
uno zoo?"
Per Bailey tutto cio' e' secondario o potra' essere affrontato in seguito, ma temo che non abbia considerato a fondo le conseguenze di quanto propone. Se fosse clonato un solo individuo, o anche una dozzina, per dire, il rischio sarebbe quello di un isolamento dettato non solo dalle ovvie differenze con il resto della popolazione mondiale, ma anche dalla forza dei numeri. Se invece ne fossero clonati alcune migliaia (uno scenario francamente poco realistico - chi lo farebbe, e perche'?) l'ovvio rischio sarebbe quello della creazione di una nuova classe di emarginati e di un probabilmente inevitabile nuovo "razzismo". Tutto cio' mi ricorda un'altra e secondo me altrettanto insensata idea che ogni tanto appare nei circoli transumanisti, quella del biological uplift, cioe' la trasformazione di specie non senzienti in specie senzienti con mezzi biotecnologici. Quale imperativo morale sarebbe alla base della creazione di delfini o cani senzienti? E quali vantaggi ne deriverebbero per l'umanita'?

"Aspetta un momento!" mi sento dire. "Qui ti contraddici: come puoi essere contrario alla creazione di nuove specie senzienti, ma favorevole alla creazione di intelligenze artificiali (IA) autocoscienti?" Touche'... Ma c'e', secondo me, una differenza fondamentale: il contributo al progresso (tecnoscientifico ed economico) di sistemi di IA autocoscienti potrebbe essere sufficientemente significativo (vedi: singolarita' tecnologica) da cancellare i molti dubbi etici. Si ricordi che ogni giorno centinaia di migliaia di persone soccombono a malattie la cui cura potrebbe essere scoperta da una superintelligenza. Inoltre, e qui torno ad un approccio etico meno controverso, una IA potrebbe essere programmata in modo di non essere afflitta da quel senso di isolamento, da quell'alienazione, che temo sarebbe molto piu' difficile programmare nel Dna di un neandertaliano catapultato nel 21mo secolo...

6 commenti:

naqevius ha detto...

Non avevo mai letto del biological uplift, argomento tanto interessante quanto inquietante.
Penso che non sia così inutile tentare questa strada, perchè credo che specie diverse abbiano modi diversi di osservare la realtà, i loro sensi operano in bande diverse dalla nostra e questo può essere utile per comprendere ciò che noi non vediamo. E qui si vede la differenza con le macchine. Sono indubbiamente due discorsi diversi.
Eventuali animali senzienti potranno dare responso personale "umano" fatto di sensazioni, una macchina rimarrebbe oggettiva credo, anche se si trattasse di AI.

fabristol ha detto...

Condivido al cento per cento ciò che dici. Aggiungo però che non è detto ceh neanderthal sia inferiore dal punto di vista intellettuale a sapiens. Queste sono speculazioni nostre perché pensiamo di essere superiori.

Anonimo ha detto...

Perchè una mucca non è "senziente"? http://www.etimo.it/?term=senziente Qualsiasi essere vivente sia capace di "percepire", "sentire emotivamente" o a livello emozionale, è senziente. Forse confondi gli aspetti legati alla coscienza o all'autocoscienza col fatto di essere "senzienti". Comunque è evidente che si tratterebbe al massimo di un esperimento isolato ai fini della ricerca scientifica. Effettivamente è molto difficile che ciò si realizzi, ma da transumanista quale ritengo di essere, sosterrei al massimo un'eventualità del genere... Un neandhertalensis per quel poco di studi che ho fatto non potrebbe essere considerato un uomo "meno" (tale da giustificare la prospettiva di emarginazione... che poi non ha senso perchè di certo non verrebbe clonato per fargli provare l'ebbrezza dello stile di vita occidentale del secondo millennio Dopo C.) ma si potrebbe considerare più vicino ad una scimma intelligente (a livello cognitivo)... per cui il suo posto migliore sarebbe uno zoo... (se ha senso sempre ragionare in questi termini).

Dodo

Estropico ha detto...

Dodo:

>Perchè una mucca non è "senziente"?

Su questo hai ragione. Diciamo "cosciente".

Anonimo ha detto...

@naqevius:
Vedi "La nostra Chernobyl neurale" di Bruce Sterling in "Cronache dal basso futuro" (Credo Mondadori, ma potrei sbagliarmi).
Tratta di questo argomento e fa riflettere.
Comunque penso che la parola giusta sia, come hai detto tu, "inquietante".
Te la immagini una società di maiali, agnelli e bovini intellingenti?: temo che non sarebbe una società a noi molto amichevole visto il trattamento che destianiamo loro da migliaia di anni.
Per non parlare di topi da laboratorio eccetera ...

graziano ha detto...

Per quanto sia concorde con il sostenere che Neanderthal e Sapiens si possano considerare due specie distinte, non riesco a credere che tra i due gruppi umani non possa esservi stata ibridazione alcuna durante quel lunghissimo periodo in cui essi hanno convissuto. E' stato dimostrato che molte specie sicuramente diverse ma molto simili tra loro (di solito appartennti allo stesso genere), possono talvolta dare luogo a ibridi che non sempre sono sterili come si pensa in questi casi.
Che l'uomo anatomicamente moderno discenda da una linea evolutiva di origine africana non lo metto certo io in discussione; è un dato di fatto visto che i due tipi umani vivevano "fianco a fianco" (il che esclude che Sapiens si sia evoluto direttamente dal Neanderthal) e solo uno di essi sia sopravvissuto. Affermare però che non vi siano stati incroci tra le due specie (per quanto si possa negare o meno il fatto che alcuni reperti presentino caratteristiche ibride ben definite), mi sembra assai prematuro e liquidatorio.
Allo stesso modo definirei arrogante e presuntuoso tacciare una specie umana come troglodita, incapace di parlare, di programmare la propria vita ed anche migliorare le proprie conoscenze basandoci solo su reperti archeologigi e dati scientifici non proprio attendibili al 100 per cento.
Del resto, la nostra presunzione di essere superiori ci rende spesso ciechi anche di fronte all'evidenza o alle soluzioni più semplici.
Premesso che la mia è un'opinione personale da semplice profano (quindi di non professionista), vorrei porre all'attenzione alcune cose.
Partiamo intanto dalla controversia sull'ibridazione o meno che possa
essere avvenuta tra le due specie umane; una logica assolutamente sbagliata e ricercare nella popolazione europea materiale genetico ereditato dal Neanderthal. A parte il fatto che per avere dei risultati attendibili non ci si può basare solo su campioni anche di migliaia di individui per stabilirlo ma che andrebbe esaminata l'intera popolazione per scoprire anche il più piccolo indizio, gli eventuali incroci avvenuti tra Neanderthal e Sapiens potrebbero essere stati un numero talmente esiguo da rendere arduo ogni tentativo di confermarlo per mezzo degli studi genetici.
Prendiamo ad esempio il numero complessivo della popolazione neanderthaliana presente in Europa all'epoca dell'incontro; le stime ci dicono che il Neanderthal era già una specie in pericolo di estinzione; circa venti o trentamila individui dispersi in un'area geograficamente immensa come l'Europa e un ambiente che spesso impediva contatti e scambi genetici tra le varie popolazioni.
Questi uomini ed il Sapiens appena giunto dal medio oriente convissero per oltre diecimila anni cacciando e prosperando negli stessi ambienti dividendosi il terriotorio e talvolta alternandosi gli uni agli altri.
Si dice che due specie generalmente non si accoppiano spontaneamente in natura; questo non è del tutto vero e recenti studi hanno dimostrato la presenza di ibridi di specie di animali affini allo stato selvatico e quindi non indotto da manipolazioni umane.
Tornando agli umani, due specie che anatomicamente possono essere diverse ma che nell'aspetto esterno non presentano sostanziali differenze fisiche possono anche decidere occasionalmente, di incrociarsi tra loro. Se ciò è realmente accaduto (e di ciò continuo ad essere ancora convinto), quante volte è accaduto? E quanti di questi incroci sono riusciti a tramandare il patrimonio genetico acquisito? In un arco di tempo così lungo può esere accaduto molte volte; unioni miste, stupri sistematici, accoppiamenti occasionali ecc. Ci sono motivi validi per escludere queste opzioni? Io penso che neppure il più accanito negazionista potrebbe escluderlo con certezza.
Ammesso quindi che l'incrocio ci sia stato, studi genetici sull'uomo moderno ci dicono
che non vi è traccia di geni neanderthaliani nella nostra specificità. Non è del tutto vero visto che i genomi dei due tipi umani differiscono solo dello 0,5 per cento circa ma a parte questo cosa impedisce di ritrovare quella diversità percentuale di geni negli individui moderni?
La risposta più elementare potrebbe essere l'incapacità di riprodursi degli ibridi generati e quindi di far giungere quei geni fino a noi.
Gli studi genetici tuttavia ci dicono che la divergenza tra le due specie risale a circa 800 mila anni fa. Mi chiedo se veramente ciò sia sufficente per rendere sterile un eventuale ibrido.
Tra i mammiferi si sono verificati molti incroci tra specie simili ma molto più differenti geneticamente dei due tipi umani in questione.
Recentemente per esempio, una tigre che si era concessa spontaneamente seppure in cattività ad un leone ha generato alcuni cuccioli ibridi che pare godano anche di buona salute. Se siano sterili o meno si vedrà a suo tempo un fatto però è certo; sia la tigre che il leone posseggono lo stesso numero di cromosomi; non conosco il numero di anni che li dividono geneticamente ma ritengo che sia intorno al milione di anni o forse più. Neanderthal, Sapiens e scinpanzè hanno anch'essi lo stesso numero di cromosomi ma la divergenza tra umani e scimpanzè e di oltre 6-7 milioni di anni ed una inversione nella struttura dei cromosomi dello scimpanzè, renderebbe impossibile la fecondazione nell'accoppiamento con l'uomo. Diversamente tra Neanderthal e Sapiens ciò sarebbe possibile. Difficile stabilire però sulla fecondità dell'ibrido umano.
Come è noto, le manipolazioni umane con le specie equine ci danno spesso ibridi di ogni genere; eppure ogni specie equina possiede un numero di cromosomi diverso dall'altra.
E' noto che incrociando l'asino con la cavalla si ottiene il mulo, di solito sterile ma talvolta la femmina può essere incrociata sia con l'asino che con il cavallo ottenendo un mulo nel primo caso ed un cavallo nel secondo.
Sempre tra gli equidi il Przewalskii e il cavallo domestico possono incrociarsi tra loro (di solito non spontaneamente) pur avendo un diverso numero di cromosomi; stranamennte però la loro prole è quasi sempre fertile ma accoppiandosi tra loro generano un cavallo con lo stesso numero di cromosomi del cavallo domestico. in questa fase il cromosoma del prezewalski rimasto scompare dai gameti che diventano simili a quelli del cavallo.
Vi sono anche altri casi di ibridi fertili che talvolta creano nuove specie ad esempio, tra gli insetti ma queste note mi servono solo per far capire meglio ciò intendo chiarire su questo tema.
Questi esempi imfatti ci dimostrano che nel concetto di specie non sempre vale la norma per cui due specie diverse accoppiandosi non possono riprodursi.
Ritornando quindi ai supposti incroci tra i due tipi umani in questione, ed ammettendo che fossero pure fertili (tenendo conto degli esempi riportati per le altre specie le possibilità di ciò sono altissime), se attualmente le tracce di marcatori genetici neanderthaliani non si trovano nelle popolazioni moderne, possono essere riportate a molti fattori.
Innanzitutto il numero di individui nati da incroci può essere assai ristretto (100? 500? molto meno?), di questi quanti sono riusciti a sopravvivere fino a poter a loro volta riprodursi?
Nella discendenza di un individuo femmina è sufficiente che vengano a mancare figli di sesso femminile per interrompere la trasmissione del DNA mitocondriale mentre altri geni del comune patrimonio genetico possono, dopo varie generazioni mutare ed apparire come una variante genetica dell'uomo moderno quando ormai non sono più possibili i contatti con l'altra specie.
Il numero limitato di incroci può anche essere sopraffatto nel suo patrimonio genetico da apporti genetici di nuove popolazioni che si sono sovrapposte a quelle che già stanziavano nell'aera europea.
Le grandi migrazioni preistoriche e le invasioni storiche del continente hanno portato e miscelato i geni di molti popoli.
Come è possibile dunque che uno studio genetico possa stabilire che non c'è nessuno in Europa che possiede dei geni dell'altra specie umana?
Riguardo alla clonazione del Neanderthal (anche se dubito che ciò possa essere fatto realmente), non sarei troppo pessimista. I recenti studi genetici hanno dimostrato che i Neanderthal non erano poi quegli zoticoni che ci lasciano intendere; ricordo di aver letto un aneddoto su di un vecchio libro che raccontando l'eventualità di portare nel centro di una grande città un Erectus ed un Neanderthal si sarbbe scatenata una vera e propria caccia all'uomo ma mentre il Neanderthal veniva portato al manicomio, l'erectus finiva direttamente allo zoo.
Oggi sappiamo che non sarebbe proprio così. Un Neanderthal clonato non sarebbe un cavernicolo come si potrebbe pensare; persino gli scimpanzè possono adattarsi a vivere in un ambiente moderno. Un Neanderthal nato ed educato in questo ambiente sarebbe all'altezza di vivere regolarmente in questa civiltà forse anche senza problemi (ma solo se viene riconosciuto come una vera entità umana e non come una cavia di laboratorio)