9 gennaio 2009

Un futuro alienante per i viaggiatori nel tempo ibernati?

Un articolo su un giornale dell'Arizona (lo stato in cui si trova l'Alcor) mi ricorda di una classica obiezione alla crionica. Secondo il bioeticista Arthur Caplan (con il quale, fra l'altro, sono stato invece in completo accordo qui e qui), coloro che intendono essere criopreservati dovrebbero prendere in considerazione cosa vorrebbe dire l'essere riportati in vita. Costoro non avrebbero alcuna relazione o legame con il futuro in cui si ritroverebbero: "Chi siamo non dipende solo dal contenuto della nostra testa, ma anche dalle nostre relazioni". Insomma, i nostri "viaggiatori nel tempo" sarebbero completamente alienati, in un tempo non loro, senza amici, senza persone care, senza relazioni... Messa in questo modo non e' certo non una prospettiva allettante. Quello che non capisco e' perche' questa classica obiezione continui a far capolino, da una parte o dall'altra. Come quella "dell'hamburger" di cui parlavo qualche tempo fa, anche questa obiezione non sopravvive ad una semplice analisi. Purtroppo, e' anche molto efficace, in quanto sfrutta la paura della solitudine tipica della societa' di oggi e la applica alla crionica. Le ragioni per cui mi sembra poco ragionevole sono due. La prima, e ovvia, e' che molti crionicisti non si ritroveranno soli e abbandonati al risveglio (se e quando...) in quanto accanto a loro avranno i propri cari. Non mancano certo gli esempi di intere famiglie iscritte ad organizzazioni crioniche, per non parlare di casi come quello del "padre" della crionica, Robert Ettinger (qui il suo La prospettiva dell'immortalita', su Estropico), il quale avra' il problema opposto di quello previsto da Caplan, in quanto si trovera' in compagnia non di una, ma di due mogli (essendo entrambe criopreservate)! L'altra ragione e' meno ovvia, ma mette in rilievo un fatto spesso ignorato dai critici della crionica: per trasformare un cadavere congelato in una persona sana, sara' necessario riparare le lesioni del processo di congelamento (che saranno presenti nonostante i continui miglioramenti nelle procedure), nonche' quelle provocate dalla causa di morte e dal processo di morte. Cio' significa che le tecnologie necessarie dovranno essere estremamente avanzate, al punto di farci assumere che potranno anche riportare il soggetto ad un'eta' fisiologicamente giovane. Un esempio personale per illustrare perche' ritengo che cio' sia fondamentale: all'eta' di poco piu' di vent'anni, il sottoscritto se n'e' andato a vivere all'estero, da solo, armato solo di un inglese scolastico e senza alcun contatto - una situazione per molti versi analoga a quella in cui potrebbe trovarsi un "crionauta". Mi sono sentito alienato? Tutt'altro. Lo rifarei oggi, quasi venticinque anni dopo? Non si sa mai nella vita, ma mi sembra poco probabile... D'altra parte non ho detto di no a due trasferte di tre mesi in America nel 2008, il che mi fa pensare che forse non e' una questione di eta' e dell'attitudine che essa comporta. Forse tutto dipende dalla personalita' dell'individuo in questione. Caplan e simili potrebbero far bene a non organizzare la propria sospensione crionica, in quanto sarebbero infelici se riportati in vita, per sempre sofferenti di una struggente nostalgia per un passato perduto, privi di curiosita' per il nuovo mondo in cui si ritroverebbero e incapaci di formare nuove relazioni. Ma da questo a farne una generalizzazione applicabile a chiunque, ce ne corre...

2 commenti:

cronulliver ha detto...

La mente di molte persone, al termine dell'adolescenza, si cristallizza in una forma che non subirà più che minime variazioni.

Per questi lo shock culturale sarebbe probabilmente insuperabile.

Ma per gli altri sarebbe un'avventura straordinaria, soprattutto perché ci sono buone probabilità che ci aspetti un futuro assai più ricco (in cultura e risorse) del presente.

Bruno Lenzi ha detto...

Alcune considerazioni:
in primis ce n'è una abbastanza scontata: il numero di criopreservati non sarà 3 o 4, ma questi saranno centinaia se non migliaia se non milioni, sfido io a trovare qualcuno che si senta solo in mezzo a persone nella sua stessa condizione (vi faccio un esempio: il primo giorno di università non conoscevo nessuno, ma tutte noi matricole eravamo accomunate dalla voglia di conoscere gente nuova ed intrecciare rapporti per non sentirci estraniati, infatti nelle prime settimane c'è stato un vero e proprio boom di conoscenze).
Naturalmente il carattere di ogni persona fa molto (alcuni individui possono stare a contatto con la gente giorno e notte, ma per il loro atteggiamento introverso/timido difficilmente allacceranno rapporti), tuttavia confido molto nel secondo punto dell'articolo ma anche in una "standardizzazione" delle modalità di risveglio.
In particolare se avessi la possibilità proporrei anche di aumentare di qualche centinaia/migliaia di euro la quota di iscrizione crionica per avere la sicurezza che sarò "svegliato" con quelle precise garanzie.
Certo è difficile prevederle ora dato che si parla di un futuro più o meno lontano, ma se fossi un'azienda crionica nel mio pacchetto aggiungerei alcuni punti fondamentali che riguardano il mio risveglio, come ad esempio:
- 1 mese di vitto ed alloggio presso un centro
- Upgrade vari
- Trasferimento della conoscenza acquisita fino ad allora (ipotizzando la singolarità)
ecc..