23 gennaio 2009

Stanley Kubrick e l'opzione crionica

Torno sulla domanda di Edge.org per il 2009 ("What will change everything?" segnalata qui) e in particolare alla risposta data da Bart Kosko (autore, fra le altre pubblicazioni, dell'ottimo Heaven in a Chip). La scelta di Kosko per l'evento piu' destabilizzante che potremmo incontrare nei prossimi anni e' la diffusione di procedure di criopreservazione economiche (Cheap Cryonic Suspension of Brains). Kosko presenta in maniera diretta ed efficace le ragioni della crionica - nulla di nuovo per i lettori abituali di questo blog (i lettori di passaggio possono informarsi qui). Quello che ha attirato la mia attenzione, pero', e' la citazione di un paio di frasi attribuite a Stanley Kubrick in un'intervista del 1969 a Playboy: "La morte non e' piu' naturale di quanto lo siano il vaiolo o la difterite. La morte e' una malattia suscettibile di cura tanto quanto qualunque altra malattia." Quando l'intervistatore ha chiesto a Kubrick se avesse intenzione di essere criopreservato, questa fu la risposta: lo "sarei se strutture adeguate fossero disponibili." Trent'anni dopo, pero', quando Kubrick e' morto, e' stato sepolto nel giardino di casa... Non che non potesse permettersi una criopreservazione di prima classe, il costo non sarebbe stato certamente un problema per lui. Secondo Kosko, questo esempio dimostra come le considerazioni di carattere economico siano solo uno degli fattori in gioco nel prendere decisioni del genere. Un altro fattore e' quello del denial, o rifiuto psicologico, della "apocalisse neurale" rappresentata dalla perdita delle strutture neurali che contengono i ricordi e la personalita' di 150.000 individui ogni giorno. Un altro fattore psicologico in parte connesso al denial, aggiungo io, potrebbe essere quello descritto da un'altra teoria psicologica, quella della gestione del terrore esistenziale causato dal pensiero della morte. Un altro ancora e' che "essere congelati" continua ad essere una scelta considerata come minimo eccentrica dal grande pubblico. Quando l'opzione crionica avra' raggiunto un certo livello di diffusione, il fatto stesso di non essere piu' una rarita' contribuira' alla sua ulteriore diffusione, ma quale potrebbe essere questo livello di diffusione? Secondo questo articolo del Corriere (dell'ottobre 2007), il 90% dei defunti italiani e' sepolto e il 10% e' cremato (in Europa i dati sono il 63% e il 37%). E non c'e' dubbio che, per quanto minoritaria, la cremazione sia ormai generalmente considerata "normale". Dovendo azzardare una stima, quindi, direi che per avere uno scenario in cui l'ibernazione fosse un'opzione funeraria generalmente accettata, dovremmo vedere livelli di criopreservazione anche "solo" del 2 o 3%. Si noti, infine, come l'articolo del Corriere menzioni il costo della cremazione (sostanzialmente minore di quello della sepoltura), come un possibile contributore alla sua rapida diffusione, il che mi riporta a Kosko e a come, nonostante sottolinei che il costo sia solo uno dei fattori decisivi nella scelta, o meno, della crionica, sia proprio quello il fattore che ha scelto di includere nel titolo dell'articolo...

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