19 marzo 2012

La fiaba del Drago Tiranno, di Nick Bostrom


Grazie al nostro David de Biasi, che lo ha tradotto, oggi posso presentare, finalmente in italiano, un autentico classico del transumanesimo e in particolare dell'immortalismo, la gia' segnalata Fiaba del Drago Tiranno, a firma del filosofo Nick Bostrom.

Qui sotto ne pubblico due estratti - il testo completo e' su Estropico.org.

C'era una volta un drago gigante che tiranneggiava il pianeta. Il drago era più grande della più immensa delle cattedrali, ed era coperto di spesse scaglie nere. I suoi occhi brillavano di luce rossa di odio, e dalle sue mascelle terribili scorreva un flusso incessante di melma verde e fetida. Il drago esigeva dall'umanità un tributo raccapricciante: per soddisfare il suo appetito enorme, ogni giorno al tramonto diecimila uomini e donne dovevano essere consegnati ai piedi della montagna dove viveva. A volte il drago divorava queste anime sfortunate al suo arrivo, a volte li rinchiudeva nella montagna, dove languivano per mesi o anni prima di essere finalmente divorati.

La sofferenza causata dal drago tiranno era incalcolabile. In aggiunta ai dieci mila massacrati orribilmente ogni giorno, c'erano madri, padri, mogli, mariti, figli e amici, afflitti dalla perdita dei loro cari.

Alcuni cercarono di lottare contro il drago, difficile dire se erano coraggiosi o sciocchi. Sacerdoti e maghi lanciarono anatemi senza successo. I guerrieri, armati di coraggio ruggente e con le armi migliori che un fabbro potesse forgiare, lo attaccarono ma furono inceneriti dal suo fuoco prima che potessero avvicinarsi. I chimici inventarono infusioni tossiche e avvalendosi di inganni riuscirono a farle deglutire al drago, ma l'unico effetto apparente fu che stimolò ulteriormente il suo appetito. Gli artigli, le mascelle e il fuoco del drago erano così efficaci, la sua armatura squamosa così inespugnabile, e la sua intera natura così robusta, che lo aveva reso invincibile a qualsiasi attacco dell'uomo.

Vedendo che era impossibile sconfiggere il tiranno, gli uomini non avevano altra scelta che obbedire ai suoi ordini e pagare il macabro tributo. Quelli selezionati per morire erano sempre anziani. Anche se gli anziani erano vigorosi e sani come i più giovani, e talvolta più saggi, si pensava che avevano almeno goduto di qualche decennio di vita. I più ricchi potevano guadagnare una breve tregua corrompendo le pattuglie che venivano a cercarli, ma per legge costituzionale, nessuno, nemmeno il re stesso, poteva posticipare il loro turno a tempo indeterminato.

Uomini spirituali cercavano di confortare coloro che avevano paura di essere divorati (ovvero quasi tutti, anche se alcuni lo negavano in pubblico) con la promessa di un'altra vita dopo la morte, una vita che sarebbe stata libera dal flagello del drago. Altri oratori sostenevano che il drago aveva un posto nell'ordine naturale delle cose, e il diritto morale di cibarsi. Dicevano che era parte del senso stesso dell'essere umano finire nella pancia del drago. Altri sostenevano che il drago era buono per la specie umana, perché aveva limitato la crescita della popolazione. Non è noto in che misura le anime preoccupate fossero convinte da queste argomentazioni. La maggior parte delle persone cercavano di non pensare alla triste fine che li attendeva.

La morale (contiene spoilers):

Le storie sull'invecchiamento sono tradizionalmente concentrate sulla necessità di accettarlo con serenità. La soluzione consigliata per il vigore declinante e la morte imminente è stata la rassegnazione, accompagnata da uno sforzo per chiudere il cerchio dei problemi pratici e delle relazioni personali. Dal momento che nulla poteva essere fatto per prevenire o ritardare l'invecchiamento, questo approccio aveva un senso. Invece di lamentarsi dell'inevitabile, porsi l'obiettivo di raggiungere la pace interiore.

Oggi siamo di fronte a una situazione diversa. Anche se non abbiamo ancora mezzi efficaci e accettabili per fermare il processo di invecchiamento, possiamo identificare le direzioni di ricerca che potrebbero portare, nel prossimo futuro, a sviluppare tali risorse. Le storie e le ideologie "mortaliste" che consigliano l'accettazione passiva non sono più innocue fonti di consolazione. Ora sono barriere sconsiderate e pericolose che ostacolano la strada di un'azione necessaria e urgente.

Diversi illustri tecnologi e scienziati ci dicono che un giorno sarà possibile rallentare o addirittura fermare e invertire, la senescenza umana. Attualmente non esiste un accordo sulla timeline o sui mezzi specifici, né vi è consenso sulla fattibilità in linea di principio dell'obiettivo. In relazione con la favola (in cui ovviamente il drago rappresenta l'invecchiamento), siamo attualmente in una fase intermedia tra il punto in cui il saggio solitario prevede la sconfitta del drago, e il punto in cui gli iconoclasti dragologi convincono i loro colleghi presentando un materiale composito più duro delle scaglie di drago.

L'argomento etico generale della favola è semplice: ci sono evidenti e urgenti ragioni morali perché le persone nella favola si liberino del drago. La nostra situazione per quanto riguarda la senescenza umana è analoga ed eticamente isomorfa alla situazione delle persone nella favola del drago. Pertanto, abbiamo impellenti motivi morali per sbarazzarci della senescenza.

L'argomento non mira a promuovere l'estensione della vita in sé. Sarebbe inutile aggiungere altri anni di malattia e fatica alla fine della nostra vita. L'argomento sostiene l'estensione, per quanto possibile, della vita umana sana. Per rallentare o arrestare il processo di invecchiamento, la durata della vita umana in buona salute dovrebbe essere estesa. L'individuo potrebbe rimanere sano, vigoroso e produttivo all'età in cui altrimenti sarebbe morto.

Leggi tutto, su Estropico.org

18 marzo 2012

Iron Sky: nascosti per decenni sul lato oscuro della luna, i nazisti attaccano la Terra!



Come faccio a non dedicare questi due video domenicali ai nostri cugini sovrumanisti?! ;-)

Nel video qui sopra vediamo i primi quattro minuti del film e quello piu' sotto e' un trailer. Potrei descrivere l'idea al centro della trama di Iron Sky come demenzial-ucronica, o dire che il film sembra un mash-up di The Producers e Mars Attacks! Giudicate voi: ecco il sito del film che, a quanto pare, dovrebbe arrivare nelle sale cinematografiche (americane) ad aprile.

17 marzo 2012

E' nata Axelera



Segnalo Axelera, un'associazione di promozione sociale non-profit, appena nata dall'iniziativa di alcuni ex studenti italiani della Singularity University, e simpatizzanti. Qui il loro gruppo di discussione e questa e' la loro prima iniziativa, il Singularity Contest: "La Sfida. Quale è la tua idea o progetto per rendere migliore la vita, aumentare la felicità, la salute, l’istruzione, la sicurezza le opportunità per il futuro di almeno 3 milioni di persone in Italia nei prossimi 3 anni, facendo leva sull’innovazione e sull’uso della tecnologia? Presentacelo!" Il premio? "Se sei il primo classificato sarai ammesso al Graduate Studies Program 2012 della Singularity University, presso il centro di ricerca NASA Ames in California, uno dei centri di eccellenza della NASA nel cuore della SiliconValley, e riceverai una borsa di studio da $30.000 (trentamila USD) per coprire la tuition."

Dal sito della neonata associazione:

"Viviamo un’epoca caratterizzata da una accelerazione tecnologica senza precedenti che si traduce nell’aumento esponenziale di conoscenza e potenzialità umane. Trend tecnologici, scientifici ambientali, economici, sociali e culturali convergono e si intrecciano creando uno scenario complesso, denso di sfide e opportunità. La specie umana si trova di fronte a problemi che richiedono una trasformazione dei nostri paradigmi economici e culturali, per assicurare un futuro prospero, anche per le prossime generazioni, nel rispetto dei limiti di capacità del sistema Terra. Sono richiesti un nuovo impegno e modi di pensare radicalmente diversi. E’ fondamentale conoscere e comprendere a fondo questi temi, attraverso un approccio sistemico e transdisciplinare. E’ indispensabile sviluppare una nuova leadership, diffusa nella nostra società, che sia dotata di visione, competenza, passione, pragmatismo e spirito di servizio, per affrontare queste sfide e cogliere le opportunità emergenti.

Axelera vuole creare uno spazio di collaborazione, apprendimento e applicazione pratica, in cui diffondere la comprensione dell’impatto dirompente delle tecnologie in crescita esponenziale su economia, imprese, istituzioni, sulla nostra società e sulla nostra vita. Axelera vuole contribuire a migliorare la capacità del sistema economico, delle imprese, delle amministrazioni pubbliche e dei cittadini di affrontare e creare un futuro desiderabile. Axelera vuole contribuire alla collaborazione tra diverse generazioni, per facilitare lo scambio di esperienze e la realizzazione di progetti rigenerativi per la società e la biosfera che abbiano impatto positivo anche nel lungo termine. Axelera vuole fare emergere il pieno potenziale imprenditoriale di chi crede che il migliore modo di prevedere il futuro sia crearlo. Axelera vuole aiutare a creare un ponte di collaborazione, apprendimento e scambio tra l’Italia / il Mediterraneo / l’Europa e le più innovative realtà del pianeta."

16 marzo 2012

Il libro bianco sul “diritto robotico”

Lampo robo-etico. "La robotica unisce ingegneri, giuristi e filosofi nel nome di “RoboLaw”, progetto internazionale e multidisciplinare che ha mosso i primi passi in questi giorni e che è coordinato dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa." Leggi tutto, su PianetaUniversitario.com

SoulBot: metti l'anima in un robot immortale (video)



Il concetto di anima e' come minimo controverso in una comunita' dominata da atei e agnositici (con qualche notevole eccezione) quale quella transumanista... Personalmente, preferisco parlare di network neurali ancora da mappare/comprendere e trovo assurda la premessa del video qui sopra, ma spero che mettendo questa carinissima finta pubblicita' nella sezione Mind uploading del blog mettero' d'accordo transumanisti credenti e atei, sperando che gli uni la vedano come un'upload dell'anima, e gli altri come un'allegoria del mind uploading...

15 marzo 2012

La NASA e la bufala dei Maya

Lampo anti-bufala: Maya: il punto di vista della Nasa sul 21 dicembre 2012, su NextMe

Fantascienza Tecnoumanista

La prima rivista di Fantascienza uscì nel lontano 1926, si chiamava Amazing Stories. Ma già autori antecedenti come Herbert George Wells e Jules Verne avevano immaginato un mondo modificato dallo sviluppo della scienza e della tecnologia. L'epoca d'oro della Fantascienza fu però negli anni 40-50 quando emersero scrittori come Isaac Asimov, Alfred E. Van Voght, Robert Heinlein, Ray Bradbury e molti altri che diffusero quegli ideali che permettevano di sognare un futuro migliore di quello attuale.

Oggi questo trend, dopo una pausa verso la fine dello scorso secolo, sembra essere ripreso e la Science Fiction si riappropria dei suoi spazi. Tra alcuni anni, cessate le crisi economiche, dovrebbero riprendere le esplorazioni spaziali ed entro quindici anni tutti speriamo di vedere un uomo camminare su marte.

Nel frattempo possiamo solo immaginare: allora è meglio farlo nel modo migliore, ovvero acquistando una pubblicazione di una casa editrice italiana e redatta in gran parte da autori italiani, alcuni dei quali vincitori di premi di narrativa nazionale, che nulla hanno da invidiare agli omologhi anglosassoni in quanto a fantasia e inventiva. Proprio in questi giorni è uscito un nuovo numero (12) della antologia di racconti Short Stories edita da Edizioni Scudo. Il tema trattato in questo numero è "Invasione" ovvero cosa potrebbe accadere se venissimo invasi da alieni. Il grande Stephen Hawking ci ha messo in guardia da questo potenziale pericolo e gli scrittori di Science Fiction oggi immaginano cosa potrebbe avvenire se davvero dovesse verificarsi il primo First Contact. Invero potrebbe accadere anche il contrario, ovvero che noi, in futuro, arrivassimo a colonizzare un pianeta sul quale risiedono specie autoctone. E' questo il caso del racconto "Il mistero dei Fantasmi di Eden" di Ugo Spezza pubblicato in questa antologia e che si addentra, anche dal punto di vista filosofico, nel travaglio di un soldato che si ritrova proiettato nel post-umano troppo rapidamente.

La pubblicazione, di 274 pagine, include 28 racconti impreziositi da eccellenti immagini raytracing del grafico Luca Oleastri. La selezione dei testi è curata dallo scrittore Giorgio Sangiorgi che su questo numero figura anche tra gli autori con un suo racconto. L'antologia è acquistabile online a questo indirizzo sia in formato cartaceo con rilegatura a colori e sia in formato ebook PDF.

14 marzo 2012

La stampante 3D nanotecnologica (video)



Lampo video-nanotecnologico. Due tendenze che non possono che creare sinergie: stampati 3D e nanotecnologie. Il video qui sopra la dice tutta. E pensare che solo qualche anno fa, questo era lo stato dell'arte (e che mi aveva, allora, sbalordito). Qui un articolo, su KurzweilAI.net

Flavonoidi e diabete; cereali e grasso corporeo; enterolignani e profilo lipidico; vitamina D e fratture

Le news di NFI - Nutrition Foundation of Italy

Apporto di flavonoidi e rischio di diabete. Un elevato consumo di alimenti ricchi in antocianine riduce il rischio di diabete di tipo 2
Cereali integrali e raffinati e grasso corporeo. Il consumo di cereali integrali, nell’ambito di una dieta ipocalorica, è associato ad una riduzione della massa grassa maggiore di quella ottenibile consumando cereali raffinati
Livelli di enterolignani e profilo lipidico. Un maggiore apporto alimentare di lignani è associato ad un migliore profilo lipidico
Vitamina D, calcio e fratture da stress. L’apporto di vitamina D è inversamente associato al rischio di fratture da stress nelle adolescenti

13 marzo 2012

Quali sono i social news piu' utilizzati in Italia?

Da tempo segnalo gli articoli del blog su OkNotizie e Diggita, tramite ShareThis (lo trovate in fondo ad ogni post), ma ora vorrei capire quali altri servizi simili sono i piu' utilizzati in Italia. Un grazie in anticipo ai lettori che mi faranno sapere cosa ne pensano (nei commenti qui sotto o in privato a estropico "at" gmail punto com).

Trasferire le menti su un computer, collegarle fra loro e diventare immortali. Possibile? Forse sì.


Pubblico la mia gia' segnalata intervista alla rivista Focus di febbraio (qui una segnalazione del numero della rivista sui "cervelli ibridi"). Chiarisco che quanto segue e' il testo integrale da me fornito alla redazione di Focus, ma che solo parte di esso e' poi apparso all'interno dell'articolo "La mente globale - Trasferire le menti su un computer, collegarle fra loro e diventare immortali. Possibile? Forse sì."

Le truppe d'assalto del transumanismo, oggi come oggi, sono i disabili - anche quelli che non si sono mai imbattuti in questo neologismo. Chi ha perso una gamba in un incidente vuole ovviamente tornare a camminare, e sarà disposto a sottoporsi ad interventi anche invasivi, se l'obiettivo è la riconquista della libertà di movimento. Il fronte delle protesi (e degli esoscheletri) sarà quindi il più attivo, nei prossimi anni. Le protesi diverranno sempre più sofisticate nell'interpretare i segnali del sistema nervoso e non si limiteranno agli arti: gli impianti cocleari sono già una realtà, mentre occhi bionici ed impianti visivi corticali stanno maturando nei laboratori.

Le protesi cerebrali, come quelle descritte da Faggin [il ricercatore menzionato in un altro articolo dello stesso numero di Focus], saranno il fronte successivo e porteranno all'attenzione del grande pubblico il dibattito sulla differenza fra Uomo e Macchina (il tema al centro della questione cyborg). Se ipotalamo e cervelletto saranno visti come componenti cerebrali il cui contributo alla personalita' di un individuo è relativo, la questione non potrà più essere ignorata quando sconfineremo nella corteccia cerebrale. Il giro di boa arriverà quando le prestazioni delle versioni tecnologiche di una qualsiasi parte del corpo umano supereranno quelle delle versioni naturali. A quel punto cominceremo a parlare non più solo di supporto ai disabili, ma di potenziamento umano e di libertà morfologica, e dovremo risolvere una serie di questioni etico-legali. Se una persona sana sostituisse un proprio arto con una protesi di ultima generazione, eserciterebbe un proprio diritto? Se la vittima di un esteso trauma cranico ricevesse una protesi per il 90% della propria corteccia cerebrale, sarebbe ancora la stessa persona? Se il futuro previsto da Ray Kurzweil e altri è davvero in arrivo, dovremo decidere da che parte stiamo di queste barricate.

Il passo successivo, e sarebbe un autentico cambio di marcia, sarebbe quello del trasferimento della mente su un substrato non-biologico, il cosiddetto "mind uploading". Questo è un tema caro sia alla fantascienza che ai futurologi, ma è ancor più caro ai transumanisti. Secondo alcune stime, già entro il 2025 potremmo avere supercomputer sufficientemente potenti, ma l'hardware sarebbe solo il primo passo e il software potrebbe presentare ostacoli inaspettati. La creazione di un cervello digitale, probabilmente tramite l'ingegnerizzazione inversa del cervello, introdurrebbe una serie di sconcertanti prospettive: la possibilità di creare un back-up del sè, o innumerevoli copie di se stessi; di espandere radicalmente le proprie capacità cognitive; di vivere in realtà virtuali più reali della realtà reale; di interfacciarsi con quest'ultima tramite corpi robotici; di separare le varie componenti della propria mente digitale e di distribuirle su vari server per evolversi in "infomorfi distributiti". Il che implica quel Santo Graal dei transumanismo, la sconfitta (digitale) di invecchiamento e morte. Tutto ciò, ovviamente, se e quando raggiungeremo il traguardo dell'emulazione del cervello: non dimentichiamo che stiamo parlando dell'oggetto più complesso nell'universo conosciuto.

Qualunque nuova tecnologia, pur risolvendo una serie di problemi, ne porta con sè di nuovi. In questo caso, prima ancora di quelli etico-legali a cui ho accennato sopra, i nuovi problemi saranno di carattere filosofico. La domanda è: se il cervello “uploadato” fosse il tuo, saresti tu a risvegliarti in un computer? La risposta potrebbe essere, letteralmente, una questione di vita o di morte. Per alcuni il mind uploading è la strada verso il paradiso digitale, ma per altri è un'elaborata forma di suicidio, in quanto la "persona" così creata non sarebbe cosciente, ma solo una copia-zombie dell'originale. O un altro individuo.

Personalmente ritengo che la creazione di una copia del cervello di un individuo porterebbe a due versioni del suo sè e che esse sarebbero identiche solo per un breve istante. Assisteremmo poi ad una immediata biforcazione dovuta alle diverse esperienze che accumuleranno e ai diversi substrati sui quali "gireranno". Una cosa è certa: coloro che adotteranno questi nuovi modelli di esistenza digitale dovranno adottare anche delle nuove interpretazioni del termine "persona".

12 marzo 2012

In futuro vivremo tutti on-line (video)



"Da qualche parte" (Somewhere). Dalla pagina di Vimeo (riassumo): i confini fra reale e virtuale sono porosi. Viviamo online e scarichiamo luoghi per rilassarci, parchi, negozi. Tramite la telepresenza possiamo trovarci nella stessa stanza, virtuale, con amici lontani. Tempo e distanza sono concetti tanto alieni quanto l'idea di essere off-line. Locale diventa globale e viceversa. Il capitalismo consumista e' cambiato per sempre. Il mondo e' "glocale". La singolarita' e' vicina.

Sembra un mondo perfetto, ma...

11 marzo 2012

Macchine volanti e jet-pack: l'imbarazzo della scelta

La DARPA progetta una Humvee volante (vedi illustrazione sopra), con tanto di prototipo nel 2015.

Se non volete aspettare, la Terrafugia ha gia' in commercio un "aeroplano stradale" (qui sotto una foto).

E se invece preferite un jet-pack, cominciate a risparmiare: la Martin Jetpack accetta pre-ordini, ma per ora solo da scuole di volo. Il prezzo? 86.000 dollari...


Tripla hat-tip a NextBigFuture

10 marzo 2012

I transumanisti sperano nell'estinzione della razza umana per far spazio a questi "postumani"...



Ridere? Piangere? Ditemelo voi... Fra il complottistico e il semplicemente disinformato (la Alcor avrebbe un ufficio a Milano!!): una radio locale si occupa di transumanesimo, o di quel poco che sembrano averne capito gli "esperti" da loro intervistati, e dimostra quanta strada ci resti da fare (ammesso e tutt'altro che concesso che abbiate piu' di un'ora da buttar via per ascoltare il tutto...)

09 marzo 2012

Vitamina D3 3 placche amiloidi

Lampo longevista. Un'altra ragione per assicurarsi di assumere livelli ottimali di vitamina D3: rimuove le placche amiloidi tipiche dell'Alzehimer's (su FuturePundit).

Trapiantato il primo organo sintetico

Il primo organo sintetico è stato trapiantato nel giugno 2011, First synthetic organ transplant ~ The Science News da un gruppo di chirurghi in Svezia. Ed un secondo è stato trapiantato a novembre negli Stati Uniti. Si tratta di trachee sintetiche create su misura del paziente alla London University. La struttura è stata poi coperta con cellule staminali ottenute dal midollo osseo del paziente e quindi impiantata. Specifici fattori di crescita sono stati usati per far differenziare le cellule staminali in cellule tracheali. Dopo l'impianto queste cellule hanno continuatao a dividersi e differenziarsi rispondendo ai segnali metabolici del corpo. Secondo un articolo del New York Times, Synthetic Windpipe Is Used to Replace Cancerous One, il costo totale del trattamento è stato di 450.000$. Con il diffondersi della tecnica il costo è sicuramente destinato a diminuire di molto. Entrambi i pazienti stanno bene e sono tornati a vivere con le loro famiglie. In particolare, Christopher Lyle di 30 anni è potuto tornare a casa a giocare con la figlia di 4 anni ed è stato intervistato telefonicamente dai giornalisti del New York Times.

L'ingegneria dei tessuti è un campo che ha progredito in modo discontinuo negli anni. Le speranze di poter produrre organi complessi, fino ad ora, sono state infruttuose, ma la produzione di tessuti più semplici sta cominciando a dare frutti: alla Wake Forest University sono riusciti a produrre vesciche sintetiche trapiantate in pazienti con spina bifida.

08 marzo 2012

Volontari transumanisti cercasi

E' da un po' che ho in mente due mini-progetti, uno per il Network dei Transumanisti Italiani e l'altro per Estropico, ma mandare avanti sito e blog mi porta via tutto il tempo libero che ho a disposizione per questo genere di cose... Sono quindi in cerca di volontari che possano mettere a disposizione anche solo pochi minuti alla settimana e che vogliano diffondere idee transumaniste ed attirare visite ai nostri siti. Se volete contribuire o saperne di piu', contattatemi senza impegno a estropico at gmail punto com per ulteriori informazioni.

Ciao e grazie in anticipo,
Fabio

Menti substrato-indipendenti. Una presentazione sul Mind Uploadig dal convegno Russia 2045



Randal Koene, di Carboncopies.org, presenta una roadmap verso le menti substrato-indipendenti (Substrate-Independent Minds). Il titolo completo della presentazione, in inglese, e': The engineering challenge to make minds substrate-independent via whole brain emulation within our lifetimes, e si e' tenuta recentemente a Mosca al convegno Russia 2045, un convegno che varrebbe una segnalazione di per se'. Qui troverete molte altre presentazioni (ma la maggioranza e' in russo). Fra quelle in inglese noto Ray Kurzweil, Nick Bostrom, Anders Sandberg (entrambi in telepresenza), John Smart e altri.

07 marzo 2012

La Organovo e' una delle 50 aziende piu' innovative

Ho gia' segnalato, qui e qui, la Organovo (azienda specializzata nello "stampare" organi), e ora leggo che e' una delle 50 aziende piu' innovative secondo Technology Review.

Quattro scenari per il 2025: FutureScapes

Quattro video-scenari per il 2025. Si tratta di quattro visioni del futuro prodotte per FutureScapes, un progetto lanciato in collaborazione fra Sony e Forum for the Future. Il primo (IperInnovazione) e' relativamente ottimistico; il secondo (Sopravvivenza Centralizzata) illustra un take-over governativo dell'economia, in nome dell'ambiente, con conseguenze da Grande Fratello; nel terzo (Proprieta' Condivisa) Euro, Dollaro, etc sembrano essere stati sostituiti dai Carbon Credit; nell'ultimo (Ricchezza Ridefinita), troviamo un mondo autarchico causa crisi economica permanente. Insomma, a parte le interfacce alla Minority Report, che appaiono in tutti gli scenari, non vedo molto che mi entusiasmi... (a parte, forse, per il primo e meno pessimistico scenario). Il tema centrale che continua a riemergere e' una crisi ambientale che viene presentata come accettabile giustificazione per il tarpare le ali all'ambizione umana. Le soluzioni presentate per la stessa sembrano essere una fine alla globalizzazione, o un grigio futuro statalizzato... 

Per fortuna, il progetto include anche un concorso per storie brevi, in inglese, sempre ambientate nell'anno 2025 (ma fate in fretta, la scadenza e' il 12 marzo). Forse qualche lettore riuscira' ad iniettare qualche meme transumanista in un progetto che mi sembra ne abbia molto bisogno...







06 marzo 2012

Video: il robot (terrestre) piu' veloce e' il Ghepardo della DARPA



Casomai vi fosse sfuggito: l'ultimo progetto della DARPA. Qui sulla stampa italiana.

Robot che volano... e cooperano

Lampo robotico. Ricordate questi elicotterini robotici al limite dell'inquietante? Ecco la TED Talk del loro creatore.

Cynthia Breazeal discute di come realizzare un robot «vivo» ed apparentemente «emotivo»


Ecco un'altra intervista del Singularity Institute, su Estropico.org.

Può un robot essere conscio?

Il problema, anche quando si parla di coscienza umana, nasce in gran parte dal fatto che in realtà non sappiamo davvero cosa significhi «conscio». Stabilire se la Macchina X è conscia o meno, ci costringe a pensare a fondo alla domanda: "Cosa intendiamo davvero con questa espressione?" E penso che più ci avvicineremo alla corretta definizione di «conscio», più probabile diventerà lo sviluppo di macchine che siano consce. E puoi continuare a muovere su e giù l'asticella. Se pensiamo a questi primi robot, sono propensa (lo sarei anche con un insetto) ad attribuir loro un abbozzo, un primitivo accenno di ciò che, all'altra estremità, considereremmo una coscienza pienamente sviluppata. Non riesco a credere che sia una cosa binaria, che o ce l'hai o no. È un continuum, secondo me.

La sfida di fronte a noi, a mio avviso, consiste in parte nel provare a comprendere cosa sia qual continuum, e nell'approfondire il significato di questi termini. In molte discussioni che ho avuto con la gente, le persone «comuni» non ritengono possibile dare emozioni ad una macchina.
Penso che la questione si riduca all'importanza del ciclo di vita. Potrei essere in grado di programmare questo tipo iniziale di risposte emotive, di relazioni, e così via, ma, fondamentalmente, quell'entità deve passare attraverso un ciclo di vita e avere esperienze che le facciano davvero capire cosa sono queste cose. Penso che crescere ed imparare sia per le persone una parte fondamentale dell'avere emozioni genuine, ma trovo che tutto questo sia possibile anche per una macchina.

Quanto sono importanti i sensi nel creare una “esperienza macchina"?

Beh, per quello che ho sperimentato, i sensi sono per i robot la parte fondamentale dell'esperienza ed è questo a rendere interessante (e complesso) il mio lavoro. Al pari delle altre specie, infatti, i robot possono avere sensi molto differenti da quelli umani. Il che ci riporta al problema di prima. Dobbiamo comprendere o approfondire le nostre conoscenze sulle emozioni o sulla coscienza prima di provare a trasferirle in un cane o in un altra specie, e di decidere se una macchina possa mai essere conscia. Penso che i robot, soprattutto i robot, avranno una vasta gamma di incorporamenti, una vasta gamma di abilità, e penso che lo scopo della robotica non sia cercare di replicare gli umani, perché di persone ce ne sono già abbastanza. Sappiamo già come creare la gente. Quello che vogliamo sono le tecnologie che ci complementino. Sarà più una partnership, una sinergia, che una replica. Penso che i robot saranno sempre differenti dalle persone; non sono "umani" e non lo saranno mai. E penso che assumere le qualità umane come termine di paragone significhi semplicemente porsi la domanda sbagliata. Si tratta più di provare a capire cosa significherebbero queste cose quando applicate ad una macchina e provare a costruire macchine in un modo che possano relazionarsi con noi.

Leggi tutto, su Estropico.org

05 marzo 2012

Longevita' Estrema (un sito che non conoscevo)

Segnalazione lampo longevista: un sito che non conoscevo e che ho aggiunto subito alla colonna di destra del blog: Extreme Longevity. Latest human longevity research and news interpreted for practical use.

Neal Stephenson: perche' non costruiamo grattacieli alti venti chilometri?



L'autore di fantascienza Neal Stephenson si chiede perche' siamo diventati allergici ai grandi progetti. Certo, abbiamo assistito a grandi progressi nel mondo digitale, negli ultimi vent'anni, ma dove sono le novita' nel mondo fisico? Una persona trasportata nel tempo dagli anni '60 non sarebbe sbalordita da quanto vedrebbe quanto una persona trasportata dagli inizi del secolo agli anni '60. La risposta e' che la nostra sensibilita' all'impatto ambientale, una volta praticamente inesistente, e' poi cresciuta a dismisura. Come non bastasse, quando mancano gli spettacolari successi, le forze anti-scienza e anti-ragione, avanzano. Stephenson porta ad esempio la sempre piu' (incredibilmente!) diffusa idea che Neil Amstrong (e gli altri) non siano mai arrivati sulla luna...

Stephenson cita il suo collega Geoff Landis: "Non esistono ragioni di principio per cui una torre di 15 o 20 chilometri non possa essere costruita con semplice acciaio". Tale mega-struttura sarebbe 20 volte piu' alta del Burj Dubai, oggi il piu' alto edificio al mondo. Utilizzando fibra di carbonio si potrebbe andare anche piu' in alto, ma gia' venti chilometri non e' male, commenta ironicamente Stephenson... Mettendo in orbita un razzo dalla cima di tale torre, si raddoppierebbe il payload che esso potrebbe trasportare. Stephenson ha contattato un esperto del settore il quale ha confermato che la costruzione di una torre di 15 chilometri con materiali e tecnlogie correnti "e' probabilmente fattibile". Ma oltre ad utilizzarla come base di lancio, quali altri usi potrebbe avere una struttura del genere? Alcuni li posso immaginare, altri no, commenta Stephenson. Questo sembra essere un progetto vero e proprio che l'autore intende far decollare - nel cui caso dovra' immaginare tutti gli utilizzi possibili per la sua mega-struttura, se vorra' attirare gli enormi investimenti necessari...

La presentazione si chiude in questo modo: se rimuovi la scusa del "Non e' possibile", sollevi automaticamente la domanda "Allora perche' non lo facciamo?"

La presentazione di Stephenson e' stata filmata a Solve for X, "un luogo in cui discutere tecnologie radicali per risolvere problemi globali." Sul loro sito troverete molte altre presentazion. Qui sotto un brevissimo video introduttivo.



(La traduzione automatica di Youtube non e' malaccio)

Hat-tip al sempre ottimo NextBigFuture

04 marzo 2012

Climb: La prima rivista scientifica dedicata all'ascensore spaziale

Dopo due anni di sforzi, ISEC (the International Space Elevator Consortium), ha pubblicato il primo numero della propria rivista: Climb (qui a sinistra la copertina). La rivista contiene otto articoli scientifici peer-reviewed, piu' altri articoli, uno dei quali dedicato ad una ricostruzione di come l'articolo di Yuri Artsutanov che lancio' l'idea di costruire una torre orbitale fu "scoperto" dal mondo occidentale (l'idea originale e' pero' attribuile a Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, piu' conosciuto, su questo blog, in quanto seguace del Cosmismo).

Qui le pagine di Wikipedia su Ascensore spaziale e Ascensore spaziale lunare. Qui le notizie di EstropicoBlog sul tema.

03 marzo 2012

Caffe' e malattie croniche; attivita' fisica e rischio cardiometabolico; inquinamento e declino cognitivo; crucifere e tumore

Le news di NFI - Nutrition Foundation of Italy

Consumo di caffè e rischio di malattie croniche. Il consumo di caffè riduce il rischio di diabete di tipo 2, ma non di altre malattie croniche
Attività fisica e rischio cardiometabolico in bambini e adolescenti. Dedicare più tempo all’attività fisica migliora numerosi fattori di rischio cardiometabolico
Inquinamento ambientale e declino cognitivo. L’esposizione all’inquinamento ambientale si associa a un più veloce declino cognitivo nelle donne anziane
Consumo di Crucifere e rischio di tumore. Il consumo di broccoli, cavolfiori e altre Crucifere riduce il rischio di sviluppare numerosi tipi di tumore

02 marzo 2012

Finiti i problemi mediatici della Alcor

Lampo crionico: segnalo che i gia' discussi problemi della societa' crionica Alcor con un ex-dipendente (vedi qui e qui), sono giunti al termine. L'ex dipendente e' stato portato in tribunale e ha perso la causa, dichiarando poi bancarotta (evitando a questo modo di dover rimborsare la Alcor per i danni mediatici causati dal libro da lui pubblicato). Si e' anche scusato pubblicamente per gli errori contenuti nel suo libro (Frozen). Qui tutti i dettagli, sul sito della Alcor.

Polemiche transumaniste: Bill Clinton, i transumanisti di ispirazione fascista e la fiducia...



Vi ricordate Bill Clinton, l'allora presidente USA, che dichiara I did not have sexual relations with that woman ("Non ho avuto rapporti sessuali con quella donna")? Peccato che, in seguito, si sia scoperto che la sua definizione di "rapporti sessuali" non includesse la fellatio...

Vi ricordate Stefano Vaj, Segretario Nazionale dell'Associazione Italiana Transumanisti che dichiara di non avere nulla a che fare con la destra, estrema, moderata o così-così? (I would like to vehemently deny once more, as far as I am personally concerned, any affiliation or sympathy with any brand of Right, be it extreme or, for that matter, “moderate” or “so-so” - qui il link, si veda il sesto commento). Peccato che la sua definizione di estrema destra non sembri includere il forum Vivamafarka.com, descritto da Repubblica come "punto di ritrovo non ufficiale dell'associazione [Casa Pound]" e da lui moderato*...

*O almeno, questa e' la netta impressione ottenuta dal sottoscritto, al quale e' toccato passare per Vivamafarka allo scopo di verificare quanto sentito dire. Gia' che ci sono: ricordo di aver offerto l'opportunita', sia a Vaj che ai dirigenti AIT, di porre fine all'incertezza che pende sulla loro organizzazione, smentendomi o confermando quanto sostengo (qui in italiano e qui in inglese - si veda il dodicesimo commento). E ormai e' passato piu' di un mese. Il risultato? Sapete cos'e' la salsola, o tumbleweed? Se non lo sapete, questo video di pochi secondi rivolvera' il mistero... :-)

Ma prima ricordo che la fatidica frase di Bill Clinton rappresento' l'inizio della fine della sua presidenza. Piu' che dalla relazione extra-coniugale in se', il danno maggiore alla sua reputazione venne dalla perdita di fiducia nei suoi confronti da parte del pubblico americano, quando la differenza fra le sue dichiarazioni e le sue azioni divenne di pubblica conoscenza...

01 marzo 2012

SNX18: una proteina per la longevita'

Lampo "autofagico". Ricercatori svedesi hanno individuato una proteina (SNX18) essenziale per l'autofagia, un processo che puo' essere conduttivo alla longevita'. Qui su Giornalettismo, qui l'abstract. Vedi anche: la sezione del blog dedicata all'autofagia.

La scienza della felicità, di S.D.

Negli ultimi anni nella psicologia è avvenuta una rivoluzione copernicana della quale troppo poco è trapelato ai non addetti ai lavori. Ciò è un vero peccato, poiché le nuove conquiste di questa disciplina possono avere un'influenza notevole ed immediata sulla qualità della nostra vita e sulle risorse che possiamo utilizzare per viverla

La patriarcale figura di Freud ha imposto alla cultura occidentale (ed occidentalizzata) una visione deprimente e terroristica dei funzionamenti della mente: una visione che ci vede come passive vittime sacrificali di processi inconsci, contro i quali siamo essenzialmente impotenti. In estrema sintesi ogni problema che abbiamo (ansia, attacchi di panico, depressione, ossessioni, fobia, problemi d'autostima) sarebbe la cicatrice di una ferita che ci è stata inferta nella più tenera età da un genitore, o altra figura consimile, incosciente, se non crudele e sadico. Questa cicatrice resterà per sempre nella nostra mente e noi non avremo mai la forza di liberarcene: è, detto in altre parole, una maledizione che c'è stata fatta. Inoltre, questo problema che abbiamo (piccolo o grande che sia) per quanto nuoccia alla nostra vita e ci faccia soffrire, è comunque un processo fisiologico; non possiamo nemmeno cercare di bloccarlo: sarebbe come impedire la dispersione del vapore in una pentola a pressione, potrebbe avere conseguenze esplosive. E' difficile immaginare una storia più triste, avvilente ed odiosa: un genitore che ha il compito di proteggere ed accompagnare amorevolmente alla vita un frugoletto, approfitta del suo potere per devastarne la psiche e trasmettergli una sofferenza ed un'infelicità delle quali non potrà mai liberarsi. O meglio, un modo per guarire ci sarebbe: la psicanalisi freudiana che, tuttavia, non sempre ha successo (i demoni dell'inconscio sono potentissimi) e che comunque dura anni o decenni. Ciò non può che aumentare la frustrazione ed il senso d'impotenza: “Non solo mi hai rovinato la vita quando avevi il compito di tutelarla, ma ora per colpa tua devo sottopormi ad una terapia dalla durata abnorme e dall'esito incerto!” Insomma il povero tizio che aveva giusto qualche attacco d'ansia transitorio, ora si ritrova protagonista di un romanzone strappalacrime ottocentesco che lo vede trascinarsi su una lugubre via di patimenti inestinguibili e soprusi che gridano vendetta.

Una scuola nata negli USA ha improntato il suo approccio alla psiche in termini totalmente alternativi a quelli freudiani ed ha ricevuto una tale mole di conferme da parte di numerosi studi scientifici pubblicati sulle più autorevoli riviste del settore, da aver surclassato l'approccio freudiano, sia nella teoria che, soprattutto, nella pratica terapeutica. Parliamo della Terapia Cognitivo Comportamentale o CBT (dall'inglese Cognitive Behavioral Therapy). Tale scuola considera i disturbi della psiche, non come sintomi di complesse patologie sottostanti, ma semplicemente come mere cattive abitudini di pensiero che possono essere facilmente corrette con semplici esercizi. Tale terapia, inizialmente considerata come troppo sbrigativa e semplicistica dai più intransigenti freudiani, ha dimostrato nel tempo un'efficacia superiore alle tradizionali terapie psicanalitiche e tempi incomparabilmente più brevi. Con ciò non si vuole sminuire la grande importanza del contributo offerto da Freud nella sensibilizzazione all'attenzione ed alla cura da profondere nei confronti dell'infanzia, anzi tali tematiche non saranno mai esaltate abbastanza: la nostra società è ancora molto lontana dal mostrare le giuste competenze e la giusta attenzione a questo mondo bellissimo ma delicato.

Dunque la CBT ha una terapia molto più efficace e veloce per le patologie della psiche. Ma in cosa consiste? La terapia principale della CBT è chiamata ABCDE ed è stata creata da Martin Seligman, presidente dell'American Psychological Association, nonché uno dei più eminenti psicologi del XX secolo. L'ABCDE di Seligman è un modo per riprogrammare le abitudini mentali che si è dimostrato di straordinaria efficacia e grande semplicità, tanto che lo si può portare avanti anche da soli dedicandovi pochi minuti al giorno. Se dopo averci provato si incontra qualche genere di difficoltà, ci si può rivolgere ad uno psicologo cognitivo comportamentale perchè assista a questo percorso (molto breve: un paio di mesi o meno).

Quando incontriamo un'avversità, noi soffriamo. Semplice, no? Ma perchè ci sono eventi che fanno soffrire alcune persone ed altre no? Perchè un esame provoca un'ansia terribile ad una persona, mentre l'altra lo vive con un totale distacco? Seligman definisce “A” le avversità e “C” i comportamenti che ci provocano. Ma tra A e C c'è una “B” costituita dalle nostre credenze personali. Questa B sono tutti i pensieri mediante i quali ci raccontiamo l'evento A. Dunque non è l'evento (A) in sé ad essere foriero di sofferenza, ma sono le credenze (B) a renderlo tale: la stessa situazione vista con occhi diversi sarebbe neutrale o, addirittura positiva. E' come ci raccontiamo le cose a renderle belle o brutte. Sentite questa storia: “C'è una cosa che mi manda in bestia. Sto con un ragazzo al quale voglio molto bene ed il giorno in cui l'ho incontrato dovrebbe essere il giorno più bello della mia vita. Dico dovrebbe perchè mi è stato rovinato da una carogna di professore: avevo studiato perfettamente e lui per puro divertimento mi ha bocciato. Ecco io proprio quel giorno ho conosciuto il mio ragazzo, ma la sfortuna ha voluto che lo incontrassi proprio dopo l'esame. Ero livida di rabbia, tanto che quando l'ho visto per la prima volta l'ho anche trattato male. Se penso che il sadico divertimento di un omuncolo frustrato può non solo tormentare una ragazza, ma addirittura rovinarle il ricordo di quello che dovrebbe essere il giorno più bello della sua vita... capisco che la vita fa schifo e gronda ingiustizie! Nei film la scena nella quale i due protagonisti si conoscono è bellissima, con una musica struggente... ma nella vita vera le cose vanno sempre uno schifo.” Storia piuttosto triste, no? Adesso sentite questa: “Ero all'esame ed il professore era una carogna: ero preparatissima, ma lui mi trattava come se stessi dicendo un cumulo di sciocchezze. Mi ha tenuto lì un sacco di tempo, per poi bocciarmi... esco dall'aula piena di risentimento... e vado praticamente a sbattere sul ragazzo più carino che io abbia mai visto! Mi sembrava una giornataccia ed invece posso dire che quello era il giorno più bello della mia vita! ...se ci ripenso, mi rendo conto che se il professore mi avesse tenuta all'interrogazione solo un minuto in più o in meno, non l'avrei mai conosciuto! Dico sempre che non solo sono fortunata a stare con un ragazzo così, ma sono doppiamente fortunata ad averlo conosciuto per un'incredibile serie di eventi fortuiti!” Che bella storia, vero? Sembra un po' una favola. Com'è evidente le due storie narrano degli stessi eventi, che, in un caso, danno vita ad un racconto triste e deprimente, mentre nel secondo ad un racconto bellissimo. Com'è possibile? Sembra assurdo! Il fatto è che noi non abbiamo a che fare con i fatti in sé, ma col racconto dei fatti che noi facciamo a noi stessi. Se il nostro modo di raccontarci gli eventi (B) è lagnoso e disfattista ecco che le conseguenze (C) saranno di tristezza, rabbia, risentimento, etc. Se, invece, il nostro stile del racconto (B) è ricco di ottimismo ed entusiasmo ecco che le conseguenze (C) non saranno problematiche e disfunzionali. Bandler e Grinder raccontano che per guarire una paziente maniaca della pulizia, che tormentava marito e figli perchè lasciassero sempre tutto immacolato, bastò farle visualizzare una casa perfettamente pulita in tutti i suoi dettagli (cosa che le piaceva molto!) e poi dirle che la casa era così linda perchè la padrona di casa era senza marito e senza figli. La descrizione successiva della solitudine di questa ipotetica massaia, risultò così fastidiosa alla paziente che lei smise di considerare i normali segni della vita all'interno della casa, un fallimento come massaia, ma la conseguenza di una vita felice ed appagata come donna.

E' importante notare una cosa: B avviene in modo così meccanico e rapido nel nostro cervello che neanche ce ne rendiamo conto e così a noi sembra di constatare che un dato evento (A) produca da solo ed automaticamente C. Se, invece, ci soffermiamo a riflettere, se facciamo scorrere al rallenty il film del nostro malessere, ci accorgiamo dei pensieri negativi (B).

A questo punto passiamo a “D”, ovvero la discussione con noi stessi: come i più abili avvocati dobbiamo smontare le tesi di B, confutarle, sbugiardarle. Quando qualcuno critica o accusa noi o la nostra squadra del cuore o il nostro partito politico, siamo molto abili a trovare argomentazioni per difenderci e controbattere, ma quando siamo noi noi stessi ad accusarci ed avvilirci con brutti pensieri (B) crediamo che debbano essere veri. Nulla di più falso: se le critiche vengono da noi stessi, dobbiamo dubitarne doppiamente! Dunque immaginiamo che questi brutti pensieri (B) provengano dall'esterno e rispondiamo colpo su colpo!

Nei suoi illuminanti testi, Seligman suggerisce alcuni accorgimenti che possono aiutarci nella discussione con noi stessi (D):

-esaminare attentamente le prove di un brutto pensiero (spesso i brutti pensieri sembrano molto convincenti, ma esaminando le prove che li sostengono si rivelano dei vuoti slogan disfattistici)

-valutare delle alternative: davvero lo scenario che ho in mente è l'unico possibile o ci sono delle altre possibilità? Non c'è un modo meno disfattistico di guardare a questo evento?

-decatastrofizzarlo: davvero le conseguenze saranno così negative? Non ci sono lati positivi che non sto valutando?

-al di la di tutto, essere più positivo non mi aiuterebbe ad affrontare meglio la situazione?

L'ultima lettera, la “E” sta per energizzazione: esprimere quanto la discussione con voi stessi (D) vi faccia sentire meglio. Questo passaggio è fondamentale per “cristallizzare” dentro di voi ogni passo del cambiamento.

La terapia ABCDE consiste nel compilare, a ridosso di un evento che ci ha suscitato delle sensazioni negative, una semplice scheda composta da 5 caselle: Avversità, Brutti pensieri, Conseguenze, Discussione, Energizzazione.

A: ho perso le chiavi

B: sono uno stupido, solo a me poteva capitare, ora non sarò mai tranquillo in casa: chiunque le abbia trovate può entrare in casa quando vuole

C: sono nervoso, rispondo male a mia moglie senza motivo

D: smarrire le chiavi può capitare a chiunque. Sulle chiavi non c'è scritto il mio nome o indirizzo, dunque è praticamente impossibile che chi le ha trovate (anche ammesso che sia un malintenzionato) possa entrare in casa mia. Al limite posso sempre cambiare serratura e non pensarci più

E: prima ero nervoso e lunatico, ma dopo aver riflettuto con più serenità sono più tranquillo e rilassato... mi sento meglio!

A: il capo se l'è presa con me anche se avevo fatto un buon lavoro

B: è un tiranno ed un incompetente , questo lavoro fa schifo

C: sono triste ed arrabbiato, mi mangio le unghie nervosamente

D: il mio capo ha usato un tono sbagliato, ma effettivamente nel lavoro c'erano alcune pecche. E' un uomo competente nel suo lavoro, ma spesso è nervoso, ma con questo periodo di crisi è comprensibile. Inoltre, il fatto che abbia affidato a me questo compito dimostra che mi stima, molto più della media degli altri dipendenti ...e già che parliamo di crisi: sono fortunato ad aver trovato questo lavoro.

E: sono più sereno e guardo il mio ambiente con occhi meno severi e con maggior voglia di fare, il disfattismo si è molto attenuato.

Ma immagino che a questo punto il lettore potrà avere delle obiezioni: certo, analizzando lucidamente i fatti, cercando prove, alternative, mettendo le cose in prospettiva in modo distaccato, freddo, come farebbe Spock di Star Trek e cercando i lati positivi è facile sentirsi meglio, anche molto, ma il problema è che la prossima volta che si verifica un vento avverso, non avrò tutta quella freddezza e le sensazioni negative torneranno ad assalirmi. Sbagliato! Il nostro cervello è sempre riprogrammabile: ogni volta che si compila la scheda ABCDE, il nuovo circuito cerebrale, la nuova abitudine di pensiero diventa un po' più forte e la vecchia (negativa e problematica) un po' più debole, fino a giungere ad una completa sostituzione. E' un lavoro di pialla progressivo ed inesorabile. E' grazie a ciò che tale terapia si è dimostrata così efficace. Questa terapia è in grado davvero di cambiare la vita di una persona, sia che abbia problemi grandi che piccoli o trascurabili: non metterla in pratica il più frequentemente possibile sarebbe davvero un peccato perchè ci si perderebbe una delle più straordinarie occasioni di crescita personale possibili. La si può compilare anche per eventi lontani nel tempo oppure anche se a far soffrire sono dei semplici pensieri e non degli eventi veri e propri: più se ne compilano e più rapidamente si cambia.

Seligman ha molto studiato la depressione sino a comprendere che il depresso ha “imparato” il senso d'impotenza: è convinto di non avere strumenti per rispondere alle avversità. Dunque, in caso di depressione, l'ABCDE deve focalizzarsi sul confutare questa idea aberrante di impotenza nei confronti di tutto, analizzandola ed evidenziandone l'inconsistenza e sottolineando le risorse e le strategie utilizzabili nei casi della vita che man mano si presentano.

Con l'abitudine alla ABCDE si scoprirà di commettere qualcuno di questi errori di pensiero: essere convinti di avere l'obbligo di adeguarsi a qualche particolare standard, essere convinti di sapere ciò che gli altri pensano di voi, esasperare gli eventi negativi e sminuire quelli positivi, essere categorici nel giudizio (cosa che fa sentire come dei giudici incorruttibili, ma che nella pratica, paralizza), adottare una prospettiva magica, irrazionalistica che ci fa credere in connessioni soprannaturali tra gli eventi. Questi modi di pensare danno un senso di falsa sicurezza che alla lunga si rivela un boomerang: l'ABCDE consente di superarli agilmente.

Un'altra terapia usata dalla Terapia Cognitivo Comportamantale (CBT) è quella dell'esposizione: ci si espone in modo graduale a ciò che ci fa paura o che ci suscita ansia: ogni volta un po' di più in modo da familiarizzare con la situazione e gestire in modo consapevole queste sensazioni negative. Avremo cura di annotare le nostre sensazioni negative prima, durante e dopo ogni esposizione e gradualmente ci saranno possibili esposizioni sempre più ravvicinate e meno protette: ancora una volta la nuova abitudine mentale virtuosa si sostituirà gradualmente a quella vecchia limitante. In caso di gesti ossessivi come lavarsi continuamente le mani o controllare più volte di aver chiuso la porta, la CBT prevede di compiere questi gesti senza limiti, anche più volte del solito ed annotare volta per volta le sensazioni.

I metodi della Terapia Cognitivo Comportamentale sembrano così semplici ed “amichevoli” da lasciare stupiti eppure è ormai la terapia più utilizzata per l'ansia, le fobie, i problemi di autostima, depressione, etc. e nel 2000 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito le tecniche TBC le più efficaci in assoluto contro i disturbi d'ansia.

Altre due terapie TBC sono l'abitudine a ripetersi formule tranquillizzanti ed incoraggianti durante le crisi, come farebbe un amico saggio e distaccato e la visualizzazione creativa, che ci consente di arricchire la realtà o sostituirla del tutto con immagini rilassanti che ci aiutino a depotenziare le crisi ed in generale a vivere meglio i vari momenti della vita. Tale pratica, di origine buddhista, si è dimostrata un'abitudine di pensiero molto rilassante ed incoraggiante.

A proposito di Buddhismo: esso ha un approccio alla sofferenza curiosamente simile a quello della CBT. Scopo del Buddhismo è il raggiungimento del Nirvana che, lungi dall'essere un metafisico “paradiso”, è il distacco da tutto quanto ci cagiona dolore ed insicurezza. La via per conseguire questo risultato è focalizzarsi sulle emozioni negative e depotenziarle con una serie di domande paradossali come: “da dove arriva la mia sofferenza? Quando passa, dove va a finire? Che colore ha? Che sapore? Quanto pesa? In quale parte del mio corpo si trova fisicamente?” Queste domande distraggono dall'emozione negativa e la smitizzano, sino a farla percepire come “vuota”. Un altro metodo è quello di abituarsi ai pensieri di compassione ed empatia, in modo tale da disabituarsi progressivamente a quelli negativi come odio ed invidia che sono terreno fertile per le emozioni negative. Queste due pratiche possono essere eseguite sia al sorgere dell'emozione negativa che in apposite sessioni di meditazione; non a caso esistono due tipi di meditazioni buddhiste: una volta a scoprire la vacuità della mente e l'altra volta a sviluppare la compassione per tutti gli esseri viventi. E' interessante notare come chi esegue tali pratiche buddhiste raggiunga un tale stato di felicità e serenità che numerosi esami con la risonanza magnetica ed altre tecniche abbiano evidenziato profonde differenze misurabili strumentalmente, tra chi le pratica e chi no.

Dunque i problemi della psiche sono molto più facilmente risolubili di ciò che si pensava sino a qualche tempo fa... ma la storia non finisce qui. Seligman si è chiesto perchè il compito della psicologia debba essere necessariamente quello di risolvere problemi e non possa invece lavorare ad un miglioramento della felicità del benessere e della pienezza con cui viviamo la nostra esistenza. Dunque un lavoro non solo come eliminazione del negativo, ma anche come promozione del positivo (da qui il nome “Psicologia Positiva”). Ha così scoperto che la differenza tra l'ottimista ed il pessimista risiede tutta nel modo di descriversi gli eventi positivi e negativi: per l'ottimista l'evento positivo irradia conseguenze positive a lungo termine (o comunque è esteso nel tempo) ed è la norma, mentre l'evento negativo è una parentesi di breve durata ed è ascrivibile a fattori eccezionali. Il pessimista se li racconta alla rovescia: l'evento positivo è una parentesi di breve durata ed è un evento speciale e spurio, quello negativo è di lunga durata ed è la norma (quindi la negatività ci sarà anche in altri frangenti). Dunque nella discussione (D) dell'ABCDE è particolarmente utile sottolineare il carattere di brevità ed eccezionalità dell'evento negativo e di permanenza e “normalità” del lato positivo che viene eventualmente fuori nell'argomentazione con se stessi.

Sempre nell'ambito della psicologia positiva, Seligman ha ampiamente sottolineato l'utilità della meditazione orientale, dell'annotare regolarmente ogni giorno almeno tre fatti positivi (anche piccolissimi) che ci sono accaduti e le loro motivazioni e del sentirsi parte di qualcosa di più grande di noi come tre pilastri per creare una felicità durevole.

Dunque essere davvero felici ed ottimisti è possibile e persino facile, ma la domanda è: vogliamo davvero essere felici ed ottimisti? Può sembrare una domanda retorica: chi mai preferirebbe essere infelice? Eppure, sostiene Seligman, nella nostra cultura c'è una sorta di ancestrale pregiudizio contro la felicità. Noi diciamo: "essere felici è bello, ma..." quel ma è seguito da tutta una serie di argomenti che sembrano molto sensati, ma che passati sotto il tritacarne di Seligman (e sopratutto sotto una lunghissima serie di studi scientifici puntigliosamente citati) si rivelano scialbi ed errati.

Essere ottimisti e felici è bello, ma...

E' pericoloso: se sono ottimista e felice sarò appagato, non mi darò da fare e non avrò la spinta a realizzare progetti e forse sarò anche meno acuto nel giudizio.

Falso: gli ottimisti sono più produttivi, maggiormente in grado di trovare soluzioni valide di fronte alle avversità, hanno statisticamente posti di lavoro migliori ed hanno più successo nella vita affettiva ed in generale risultano più intraprendenti e gradevoli nei rapporti interpersonali.

Sarò imprudente e non mi curerò della mia salute.

Falso: gli ottimisti sono risultati essere maggiormente in grado, rispetto ai pessimisti, di prendere decisioni sagge ed opportune riguardo la propria salute. Inoltre gli ottimisti hanno molte meno probabilità di incorrere in problemi cardiovascolari, cancro ed una lunga lista di altre patologie.

Non è etico: ci si concentra sul proprio benessere e si è ciechi alla sofferenza degli altri.

Falso: gli ottimisti sono più propensi a condividere ed aiutare dei pessimisti.

Immagine: all smile :), by JesseBarker

29 febbraio 2012

TED2012 - Sessione in streaming pubblico!

Lampo TED: la popolare serie di conferenze, di cui si tiene questa settimana l'edizione di Long Beach, ha deciso di trasmettere in streaming libero e gratuito la settima sessione, che si terrà questa sera (in California; dalle 2 alle 3,15 del mattino a Roma) e durante la quale verrà consegnato il TEDPrize. La diretta qui e altre info qui. Vi aspettiamo!

La natura non e' "naturale", di Walter Mendizza


Parole sante di Walter Mendizza su natura e "naturale" e su quelli che pensano Madre Natura sia quella del Mulino Bianco (ergo l'immagina qui sopra)... E gia' che siamo su questo tema, non posso non ricordare un "classico di Estropico": la Lettera a Madre Natura di Max More.
 

C’è una psicologia dura a morire che si basa sulla parola “naturale”. Qualunque cosa si voglia vendere è meglio che sia naturale. I nostri ambientalisti dicono di amare tanto la Natura e sognano con un mondo popolato da buoni selvaggi pacifici e dolci pecorelle brucanti, arcadici pastori in armonia con gli elementi di una natura immancabilmente materna e benigna. In un quadretto simile allo spot di Mulino Bianco, viene detestato tutto ciò che invece è innaturale. Dimenticano i nostri ambientalisti che la Natura più che madre è matrigna per l’Uomo, è un luogo carico di negatività dove regna una impassibile e insensibile indifferenza alla sorte umana. Secondo “natura” ci sono le pestilenze, le malattie, i terremoti. Secondo natura ci sono le disuguaglianze sociali, i deformati, gli handicappati. Perciò, gli uomini hanno sempre cercato di “dominare” la natura. Prima si sono dati il linguaggio e successivamente hanno inventato la cultura e dopo, è arrivata la forma più elevata di cultura che esista: la Scienza e l’applicazione della Scienza, cioè la Tecnica.

Con la scienza e con la tecnica l’umanità è riuscita a correggere la Natura nei suoi aspetti più brutali, malefici e crudeli; tuttavia per qualche strano motivo che mi risulta incomprensibile, noi non siamo grati alla scienza. Anzi, nutriamo per essa un forte sospetto, nonostante ci abbia permesso di fare progressi talmente stupefacenti che solo qualche decennio fa sarebbero stati impensabili e nonostante ci abbia portato praticamente ad un raddoppio della speranza di vita. E questo sospetto verso il mondo scientifico si traduce in un buttarsi a corpo morto sul “naturale”, consegnandoci mani e piedi senza riflettere sul significato di questa parola. Se chiedessimo ad un ambientalista di immaginare il “paradiso”, ne verrebbe fuori immagini di campi verdi, piccoli boschetti di alberi di castagno, fiori, ruscelli di acqua limpida, farfalle, ecc. Ma quello di cui non si rendono conto è che questo idilliaco quadretto così bucolico e pastorale può solo essere il frutto del lavoro dell’Uomo. L’erbetta verde è solo il risultato di disboscamenti e successive vegetazioni antropiche, sarebbero artificiali con ogni probabilità anche la collina ed il ruscello, ché, fossero naturali ci sarebbero invece rovi ed insetti insidiosi, e il rigagnolo si manifesterebbe in paludi con animali predatori e topi giganti. La gente comune si lascia ingannare perché il desiderio del “naturale” è istintuale, sicuramente ampliato dall’industrializzazione su larga scala.

A riguardo di alcune sostanze alimentari, creme, unguenti o pomate dagli effetti sbalorditivi, si usa dire: “Non fanno male perché si tratta di prodotti naturali”. Ebbene, questo è falso, e potrebbe anche essere pericoloso se prendessimo l’affermazione a scatola chiusa. Non è vero che i prodotti naturali non facciano mai male alla salute così come non è vero che i prodotti artificiali siano sempre dannosi. La cicuta, una pianta erbacea perenne trovabile fino a 1800 metri di altitudine, della famiglia delle Apiaceae è una pianta notevolmente velenosa, passata alla storia perché con questa pianta il filosofo Socrate fece una bevanda con la quale si diede la morte. Anche l’aconito è un’erba perenne della famiglia delle Ranunculaceae, con forti doti curative ma estremamente velenosa, un po’ meno famosa della cicuta ma anch’essa passata alla storia perché sembrerebbe che con l’aconito commise suicidio Aristotele; è una delle piante più tossiche della flora italiana. D’altra parte, alcuni farmaci e tutte le protesi, come gli occhiali, la dentiera o le stampelle sono prodotti artificiali e non per questo si può dire che facciano male.

Se chiedessimo cos’è naturale tra un’aspirina e un pomodoro o una zucchina, molti ci direbbero che l’aspirina è artificiale mentre naturali sono il pomodoro e la zucchina. Invece le cose stanno proprio al rovescio! La natura non ci ha regalato né i pomodori né le zucchine, è stato l’intelletto umano che è intervenuto con la ricerca, e l’azione. Quasi tutti i frutti e gli ortaggi sono prodotto dell’uomo attraverso passaggi di selezioni ed inseminazioni nell’arco dei secoli partendo da ortaggi simili ma “naturalmente” non commestibili. Le stesse banane che noi mangiamo sono OGM da 40 anni essendo una specie selezionata dall’uomo per via di incrocio e viene riprodotta esclusivamente per clonazione in quanto i banani producono oggi frutti senza semi. L’aspirina invece è naturale, conosciuta già dagli egizi e dal medico greco Ippocrate, quale polvere che si ricavava dalla corteccia dell’albero salice, era benefica per febbri e dolori ed anche i romani ne conoscevano i vantaggi poiché masticavano le foglie del salice. Tutto questo per dire che la differenza tra naturale e artificiale, così come tra prudente e rischioso, è nella nostra testa prima ancora che nella realtà.

28 febbraio 2012

L'ascensore spaziale: una realta' nel 2050?

Casomai vi fosse sfuggito: una ditta giapponese prevede di poter costruire un ascensore spaziale entro il 2050. Qui qualche articolo sulla stampa italiana. Qui e qui due articoli di The Space Elevator Blog, e qui il comunicato stampa dell'azienda in questione, la Obayashi, per quelli che leggono il giapponese...

“Le scimmie? Si’ alla libertà di ricerca”

Dal sito dell'Associazione Luca Coscioni: Si’ alla libertà di ricerca scientifica, no ai polveroni, alle speculazioni, alle strumentalizzazioni e alle demagogie [...] Lo afferma Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e presidente onoraria dell’Associazione Luca Coscioni, commentando la vicenda delle 900 scimmie destinate alla sperimentazione scientifica. ‘Ancora una volta [...] si fa una gran confusione, equiparando sperimentazione scientifica a vivisezione [...] l’Italia non e’ ancora uscita dal Medio Evo e ha verso la scienza un atteggiamento schizofrenico: buona, quando cura le malattie; perversa, sadica quando usa gli animali e utilizza gli Ogm, poco importa se poi da questi ultimi si ottengono coltivazioni migliori e in maggiore quantità, che salvano da morte per fame certa milioni di esseri umani’.

Letture: Abbondanza, di Peter Diamandis. La conquista dell'abbondanza e' la sfida piu' grande per l'umanita' - questo libro spiega come vincerla.



Pare che in un momento di crisi quale quello attuale il bisogno di una visione positiva del futuro sia particolarmente sentito: "Abundace" (Abbondanza) e' in cima alle classifiche dei libri sia di Amazon che di Barnes and Noble. Quello qui sopra e' un breve video introduttivo di Jason da Silva (altri video, piu' sotto).

Traduco liberamente dal sito del libro:

Dall'alba dell'Umanita', pochi privilegiati hanno vissuto nel lusso, contrariamente alla maggioranza della popolazione. Siamo abituati a pensare che tali differenze non possano essere eliminita, ma in realta' la situazione sta gia' cambiando - e rapidamente. Nel suo  Abundance, l'impreditore spaziale e pioniere dell'innovazione Peter H. Diamandis, insieme allo scrittore di divulgazione scientifica Steven Kotler, documenta come i progressi in intelligenza artificiale, biologia sintetica, robotica, cloud computing, connessioni broadband onnipresenti, manifattura digitale, nanomateriali e molte altre tecnologie in crescita esponenziale, permetteranno un progresso, nei prossimi vent'anni, equivalente a quello degli ultimi duecento. Presto potremo soddisfare, e superare, le necessita' di ogni uomo, donna e bambino del pianeta. L'abbondanza e' a portata di mano... La conquista dell'abbondanza e' la sfida piu' grande per l'umanita' - questo libro spiega come vincerla.
Qui una recensione di Ronald Bailey, qui una su Slate e qui Abundance su Amazon.it.

Chiudo con due altri video: un'intervista agli autori e una presentazione del libro da parte di Diamandis (alla conferenza Digital Life Design).



27 febbraio 2012

Mind uploading - Trasferire la mente in un computer

Il "trasferimento della mente" o “mind uploading” è l'ipotetico processo di trasferimento o, per meglio dire, di copia, di una mente cosciente da un cervello a un substrato non biologico (ad esempio un computer). Il mind uploading e le questioni ad esso collegate sono tra i “temi caldi” della filosofia transumanista, che ho introdotto, qualche tempo fa, in questo post. Oggi ho intenzione di provare a illustrarvi (senza alcuna pretesa di completezza!) gli argomenti che fanno apparire questa pratica, per quanto futuribile, realizzabile, almeno basandosi sulle conoscenze scientifiche attuali. Ho già detto in passato che le neuroscienze ci suggeriscono come la nostra coscienza soggettiva , in altre parole la nostra mente, non sia altro che un processo che ha luogo nel nostro cervello; anzi si potrebbe dire che la mente sia l’attività del cervello (o per lo meno di certe sue parti). Questa convinzione è generalmente condivisa da coloro che hanno una visione naturalistica e materialistica, in altre parole, “scientifica” del mondo. Come si è già detto in questi due post (qui e qui), infatti, la posizione filosofica opposta, il dualismo, che vede una netta separazione tra mente e cervello appare ormai scientificamente insostenibile. L’altra ipotesi alla base del mind uploading, è che le memorie, la personalità e più in generale tutto ciò che rende unica ogni persona sia immagazzinato e codificato nella struttura fisica della immensa rete di neuroni del cervello. Anche questa idea è ormai vastamente accettata dalla comunità neuroscientifica e sta alla base della nascente scienza della “connettomica” di cui si è già parlato spesso (ad esempio qui e qui). La base strutturale di memoria e personalità è dimostrata, ad esempio, dal fatto che i pazienti chirurgici posti in stato di arresto circolatorio in ipotermia profonda (“Profound Hypothermia and Circulatory Arrest” (PHCA)) durante un operazione hanno attività cerebrale completamente assente per periodi di anche un ora. Nonostante questo, dopo essere stati rianimati essi conservano memoria e personalità completamente intatte. Per chiarire meglio la relazione tra mente e cervello che emerge dalle neuroscienze voglio riportare ancora una volta la bellissima metafora usata dal fisico e neuroscienziato Sebastian Seung in una conferenza che è stata argomento di un passato post: i pensieri e la coscienza soggettiva (come schemi di attività neurale) stanno al connettoma (la struttura fisica del nostro cervello) come l'acqua di un ruscello di montagna sta al suo letto di pietre. Per restare nella metafora, il caso descritto sopra di una persona che rimane priva di attività cardiaca e cerebrale per poi essere rianimata è equivalente a quando il ruscello, rimasto in secca per qualche tempo, vedesse il suo letto, ancora intatto, nuovamente percorso dal flusso dell’acqua. Considerando la mente come un processo si arriva a supporre la sua “indipendenza funzionale dal substrato”. Se quello che conta è l’attività del cervello che, come ci indicano le neuroscienze, è un processo di elaborazione dell’informazione, non ha importanza che quest’elaborazione venga eseguita da neuroni biologici o da un qualunque dispositivo calcolatore costruito dall’uomo (questa equivalenza funzionale risulta evidente nel caso delle neuroprotesi). Cercherò di chiarire questo concetto con un esempio, un esperimento mentale, che altro non è se non la descrizione di una ipotetica procedura di “uploading graduale” proposta da Hans Moravec (la traduzione riportata qui sotto è tratta un ottimo articolo di approfondimento disponibile su Estropico.org):

“Un chirurgo robot è equipaggiato con un manipolatore che si divide ricorsivamente e sempre più finemente in subdiramazioni, fino a risultare costituito da miliardi di dita sensibili di scala nanometrica. Il paziente siede comfortabilmente (sebbene probabilmente con la sua testa serrata in una morsa) e sveglio, mentre il chirurgo penetra col suo manipolatore nella testa del paziente. Le minuscole dita del manipolatore cominciano a scostare via cellule di tessuto, esponendo il cervello ma suturandone, mano a mano, i vasi sanguinei così che le dita non lavorino creando troppa confusione. Con i sensori elettrici e chimici posizionati sulla punta delle dita, il manipolatore monitora l'attività di tutte le cellule esposte del cervello. Quando il computer del robot ha memorizzato tutto quello che esse stanno facendo [e la loro struttura fisica], configura una simulazione per riprodurre la loro attività. Il manipolatore rimuove queste cellule e, ancora una volta per mezzo delle sue “magiche” nanodita, connette il rimanente tessuto celebrale alla simulazione. Livello dopo livello esso procede in questa maniera fino a che la testa del paziente, rimasto cosciente durante tutta la procedura, è svuotata ed è tutta “trasferita” nella simulazione. “

Per ora una simile procedura è decisamente fantascienza, tuttavia questo "gedankenexperiment" rende chiaramente l’idea di come la sostituzione graduale dei neuroni biologici con dei loro equivalenti computazionali (la simulazione) possa conservare l’identità e la coscienza soggettiva del paziente. In generale però l’uploading può anche non essere graduale; questo è vero ad esempio nell’”uploading tramite procedura microtomica“, un procedimento di questo tipo appare di più facile realizzazione dal punto di vista tecnologico rispetto al precedente. Sempre prendendo spunto dall’articolo reperibile su Estropico.org:

“Il cervello del paziente è trattato con un fissante chimico oppure congelato alla temperatura dell'azoto liquido. Successivamente viene sezionato in strati molto sottili; ogni strato è sottoposto a scansione, ad esempio, tramite un microscopio elettronico in modo da mappare l’intero cervello con risoluzione nanometrica (proprio come nel protocollo sperimentale per la connettomica che vi ho descritto qui). Infine questi dati vengono utilizzati da un computer per ricostruire una accuratissima simulazione del cervello del paziente su un substrato artificiale. Quando la simulazione viene viene fatta “girare” ed interfacciata con adeguati imput sensoriali, oltre che, eventualmente, ad un corpo robotico, il paziente, ormai “uplodato” in un supporto non biologico, riprende conoscenza esattamente con la stessa personalità e ricordi che aveva prima di sottoporsi alla procedura.”

E’ questa la speranza di coloro che decidono far preservare in azoto liquido il proprio corpo dopo la morte. Il fine di questa pratica, detta crionica (a cui abbiamo già accennato nel post in cui si parlava della conferenza di Seung citata prima), è infatti, proprio quello di preservare le strutture del cervello che conservano l’informazione sulla personalità e sull’io del defunto. In questo modo, in un futuro più o meno lontano, grazie al progresso di scienza e tecnologia, qualcuno potrebbe eseguire una procedura simile a quella descritta sopra per “svegliare” i pazienti congelati, regalando loro quella che potremmo chiamare "immortalità cibernetica". Come spiega Seung nella conferenza appena citata (e nel suo recente libro "Connectome"), proprio la connettomica potrebbe testare la validità scientifica delle attuali procedure crioniche, valutandone l’efficacia nel preservare intatto il connettoma. Sull'interessante sito della "Brain Preservation Foundation" (qui il link) potrete trovare molte informazioni a questo proposito. Per chi invece volesse approfondire ulteriormente argomenti come mind uploading e crionica rimando alle rispettive sezioni su Estropico Blog, al sito del"LIFEXT Group" o al relativo Forum (sezione Mind uploading e sezione Crionica).

26 febbraio 2012

Video domenicali: cyborg postapocalittici e superintelligenze robotiche

Un paio di video per la domenica...

Nel primo troviamo atmosfere postumane in stile videoludico. Cyborg in scenari post-apocalittici, un po' di Blade Runner, un po' di Ghost in the Shell, combattimenti in stile Matrix... In altre parole: non particolarmente originale, ma ben fatto e graficamente accattivante.



The Machine, invece, puo' esser visto come una breve parabola sui rischi di una un-friendly AI - con finale a sorpresa.

25 febbraio 2012

Caro robot, le tue memorie sono una malfunzione (video postumanamente fantascientifico)



Video finesettimanal-robotico. RL7 e' un robot da combattimento alto due metri che reagisce in maniera inaspettatamente umana per proteggere dei civili dai propri "commilitoni". Azione che lo porta ad essere sottoposto ad un sesto grado virtuale, nel quale sostiene di essere in possesso di memorie (una moglie e una figlia) che un robot non dovrebbe avere. Non puo' non ricordare Robocop (il primo della trilogia non era malaccio, mi sembra di ricordare). Qui il sito del cortometraggio e del regista: Archetype the movie; The Aaron Sims Company.

Hat-tip a KurzweilAI.net

24 febbraio 2012

Il digiuno potenzia la chemoterapia

"Digiunare prima della chemioterapia è di aiuto alla potenza del trattamento e alla difesa delle cellule sane." Qui altri dettagli, ma niente abstract... Eccolo: Fasting Cycles Retard Growth of Tumors and Sensitize a Range of Cancer Cell Types to Chemotherapy. Funziona in esperimenti in vitro e su modelli animali (topi). Immagino gli effetti siano dovuti all'attivazione dell'autofagia.

I robot ti ruberanno il lavoro, ma non c'è problema: come sopravvivere il collasso economico ed essere felici



Ho scoperto Federico Pistono tramite il suo recente articolo su IEET (Robots will steal your job, but that's ok).

Dal suo blog:

Negli ultimi due anni ho fatto ricerche per studiare l'impatto del progresso tecnologico nella nostra società. Ho scoperto che un aspetto tragicamente trascurato è la conseguenza di automazione e dell'intelligenza artificiale sui posti di lavoro, una cosa che ci riguarda tutti [...] Vorrei scrivere un libro che esplora l'impatto che i progressi tecnologici avranno sulle nostre vite, come incide sull'occupazione, la natura del lavoro e perché lavoriamo, cosa vuol dire essere felici e fornire suggerimenti su come evitare un collasso sistemico. 
 Fra l'altro: leggo anche che partecipera' ad un corso della Singularity University.

23 febbraio 2012

Il transistor di un solo atomo



Il primo transistor composto da un solo atomo. Qui su Nanodot, qui sulla stampa italiana.

La giornata del futuro: il primo marzo 2012

La Giornata del Futuro e' un'idea di Ben Goertzel, ed e' nata ad un evento organizzato da Humanity+ il settembre scorso in Second Life (includo un video delle relazioni dell'evento in fondo a questo post - scusate il ritardo...) L'obiettivo del Future Day e' quello di indirizzare la nostra attenzione ("nostra" inteso come societa') verso quel futuro di cui tanto parlano i transumanisti. L'idea e' piaciuta: e' stato lanciato un sito web (FutureDay.org) e sono apparsi alcuni articoli al proposito: Future Day: March 1, 2012, di Ben Goertzel e Do We Need to Have a “Future Day”? di Nikki Olson.

Come si celebra il Future Day? Si va dalle feste, alle proteste, il tutto in salsa piccante transumanista! Questa giornata del fufuro e' ancora in embrione e in Italia sara' dura organizzare sia festicciole che proteste (siamo troppo pochi e troppo geograficamente sparsi!) ma questa e' una di quelle iniziative il cui successo potremo solo giudicare fra qualche anno, quando sara' stata completamente dimenticata o sara' una ricorrenza annuale da mettere nel calendario di ogni transumanista/appassionato di scienza e tecnologia/futurologia/etc.

Immagine: Tieni d'occhio il futuro!

Chiudo con il video del H+ Leadership Summit di cui sopra (per chi avesse un'ora e quaranta minuti per guardarselo):

22 febbraio 2012

L'antenato dei robot militari e' sovietico (utilizzato nel 1939!)

Lampo storico-robotico. Questo proprio non lo sapevo! L'antenato dei robot militari della iRobot e simili e' russo. Sovietico, per la precisione. Nella guerra Russo-Finnica del '39-'40, l'Armata Rossa utilizzo' dei carri armati comandati via radio. Su Wikipedia (inglese) li trovate alla voce "Teletank".

Ibernazione umana: trasferirsi negli USA quando verra' il momento?



L'idea di trasferirsi negli USA "quando sara' il momento" (cioe' a scopi crionici) e' un'idea che circola spesso fra i (pochi) crionicisti italiani e che a primo acchito sembra ineccepibile, dato che la situazione in Europa e' tutt'altro che ideale e quella italiana e' disastrosa.

Seconde me, invece, si tratta di un'idea nientemeno che pericolosa sia dal punto pratico che da quello psicologico, perche' fra il dire e il fare c'e' di mezzo il proverbiale mare - nientemeno che l'Atlantico, in questo caso!

Comincio con i problemi di carattere logistico-finanziari.

Innanzitutto, un cittadino italiano non puo' trasferirsi negli Stati Uniti come e quando vuole e il visto ha una durata limitata. Inoltre sospetto che la presenza di una malattia terminale potrebbe essere un ostacolo all'ottenere un visto.

Altrettanto importante e' il fatto che un malato terminale necessita assistenza medica, come minimo cure palliative, e potrebbe aver bisogno di aiuto anche solo per andare in bagno, nutrirsi, etc, etc, cioe' 24 al giorno. Per non parlare del monitoraggio necessario per avvisare rapidamente l'organizzazione crionica quando il paziente si deanimera' e per (fondamentale!) l'avere personale medico autorizzato a rilascare rapidamente la dichiarazione di morte legale senza la quale la procedura crionica non puo' procedere. Avete idea di quanto costerebbe tutto cio' negli USA? Il cittadino medio europeo, abituato all'assistenza sanitaria pubblica, non ha idea dei costi dell'assitenza sanitaria privata americana. La maggior parte dei cittadini americani ne copre i costi tramite assicurazione, ed esiste una rete di sicurezza per chi non ce la fa, ma tale rete non e' a disposizione dei cittadini italiani. Anche chi avesse amici o famigliari disposti ad assisterlo dovrebbe pur sempre pagare del personale medico e trovare un hotel o un appartamento da affittare. Paradossalmente, lo scenario da incubo e' quello in cui il malato vive piu' a lungo del previsto, esaurendo le proprie risorse finanziarie e dovendo intaccare i fondi originariamente destinati alla propria criopreservazione...

Non sto dicendo che tale approccio sia irrealizzabile, ma che e' molto piu' costoso e logisticamente complesso di quanto si potrebbe pensare e che potrebbe trasformarsi in un disastro per piu' d'un crionicista.

Il pericolo "psicologico" e' piu' sottile, ma potenzialmente altrettanto letale, in quanto l'approccio del "trasferirsi quando verra' il momento" rischia di essere una forma di rassicurazione psicologica con la quale consolarsi con una vaga e lontana possibilita', senza analizzarne a fondo la realizzabilita', e che ci previene dall'impegnarsi per migliorare la situazione in Italia/Europa.

Immagine: "cryostats" del Cryonics Institute, dalla gia' segnalata mostra fotografica di Murray Ballard.